Messe a porte aperte: contano più le sanzioni o le responsabilità civili?

Sono passati quattro giorni da quelle funzioni religiose “a porte aperte” celebrate un po’ in giro per l’Italia, durante la domenica delle Palme che hanno provocato non poche polemiche. In particolare, ci eravamo occupati del caso di Laureana Cilento e della messa celebrata da Don Giovanni Di Napoli – trasmessa in diretta Facebook – a cui avrebbero partecipato troppi fedeli, senza tenere conto di distanze e misure di sicurezza.

Dopo aver chiesto spiegazioni anche al primo cittadino di Laureana Cilento, Angelo Serra, che ha deciso, evidentemente, di non risponderci, alcuni articoli hanno “giustificato” l’azione della parrocchia facendo appello alla nota del Ministero degli Interni, secondo cui “la presenza di persone deve intendersi limitata ai celebranti, al diacono, al lettore, all’organista, al cantore e agli operatori per la trasmissione”.

Certo, il Viminale non ha vietato le funzioni religiose ma pare che gli unici a poter partecipare siano gli “addetti ai lavori” che avrebbero potuto fornire alle Forze dell’Ordine – in caso di controllo – un’autocertificazione in cui si giustificava la loro presenza lì con la dicitura “esigenze di lavoro”. Ora, il problema rimane di ordine morale, più che legale. Si tratta di varie persone che passano del tempo in un luogo chiuso, senza munirsi di mascherine e guanti e utilizzano lo stesso microfono per le letture – tenendo presente che anche per le interviste giornalistiche i microfoni non si utilizzano o si tengono a distanza dall’intervistato.

Le sei persone che si vedono nel video ricevere la comunione dalle mani del prete sono davvero tutte addette ai lavori? Sono veramente necessari più lettori nella piccola parrocchia Santa Maria Paradiso di Laureana? Queste sono le domande a cui ci piacerebbe dare una risposta.

Ancora una volta, durante la funzione di oggi pomeriggio – trasmessa in diretta Facebook – le poche persone presenti – meno della scorsa volta da quello che si evince dalla ripresa – non portano né guanti, né mascherine e prendono l’ostia dalle mani del parroco.

Per molte persone, il non assembrarsi sembra ancora essere interpretato come un consiglio più che un obbligo per evitare il contagio e le sanzioni legali sembrano contare di più delle responsabilità civili. E, ancora una volta, la presunzione di essere più furbi degli altri, aggirando norme di buona convivenza e mettendo in pericolo il proprio vicino, sembra regnare sovrana.