David Bowie, eroe dell’immaginario moderno. Intervista ad Alfonso Amendola

Nel corso della serata di mercoledì 12 febbraio, nell’ambito della Mostra Stardust Bowie by Sukita, a Salerno a Palazzo Fruscione si è tenuta la presentazione del libro Far Above The World – David Bowie tra consumi culturali e analisi del discorso, un viaggio nell’immaginario di Bowie, in un mondo fatto di musica, testi, teatro e poesie. Per cogliere al meglio le mille sfaccettature di questa figura emblematica e polimorfa, abbiamo intervistato il professor Alfonso Amendola – direttore scientifico della Mostra – il quale ci ha permesso di immergerci completamente in quelle che sono state le tematiche dell’incontro che ha visto come protagonisti lo stesso direttore scientifico e la professoressa Linda Barone.

David Bowie, eroe dell’immaginario moderno. Alfonso Amendola, da “Far Above The World” al rapporto con Bowie

Alfonso Amendola, docente di Sociologia degli audiovisivi sperimentali presso l’Università degli Studi di Salerno, attraverso una generale analisi del testo Far Above The World, ci ha parlato della musica, dell’arte e della potenza emblematica di un artista del calibro di Bowie. La raccolta di saggi – curata insieme alla professoressa Linda Barone – racchiude varie tematiche utili a comprendere l’immaginario bowiano e la figura di Bowie come eroe della contemporaneità.

Professore Alfonso Amendola e Professoressa Linda Barone durante la presentazione del Libro FAR ABOVE THE WORLD

Alla professoressa Barone, docente di linguistica inglese presso l’Università degli Studi di Salerno, è stata affidata l’analisi di un apparato linguistico legato essenzialmente alla parola, interessante perché Bowie, al di là del panorama musicale, nella sua scelta lessicale lavorava reinventandosi continuamente su diversi stili, registri e nastri espressivi. Come sottolinea più volte il professor Amendola, in questo contesto ritroviamo l’influenza della cronaca giornalistica – ne è un esempio il brano Space Oddity – e quella di grandi scrittori, come nel caso di William Borroughs. Dallo scrittore statunitense Bowie ereditò l’innovativa tecnica del cut-up, ovvero quella di saltare continuamente da un verso all’altro, in senso letterale, rimandando così ad una grande tradizione espressiva del surrealismo.

Quali sono i temi generali del libro?

Far Above The World racchiude temi legati strettamente al grande immaginario bowiano ed è diviso in due blocchi, i quali si incontrano, si ripensano e si intersecano continuamente. Da un lato ritroviamo la parte linguistico letteraria, analizzata dalla professoressa Linda Barone, nella quale si osserva come il grande territorio letterario entri nelle grandi canzoni di Bowie.

Da un lato, dunque, le forme dell’apparato linguistico, dall’altro invece le forme dell’immaginario che riguardano la complessità di Bowie, la quale si esprime nel suo rapporto con il Cinema, tripartito tra Bowie attore, Bowie cantante e Bowie citato attraverso l’utilizzo delle sue canzoni; nel suo rapporto con le arti, che si traduce nel suo dialogo con Andy Wharol, con il quale vivrà un rapporto conflittuale ma allo stesso tempo di grande contiguità. Altro tema centrale è l’ibrido sessuale, molto presente nell’intera carriera di Bowie e in tutte le sue forme d’arte.

All’interno del secondo blocco del libro viene anche analizzata la sua formazione giovanile, alla quale si lega il suo rapporto con Lindsay Kemp, precursore del teatro danza e della mimo tecnica, che trasformò Bowie in un vero e proprio Pierrot in scena, una naturalezza che si evince anche e in modo particolare grazie alla mostra fotografica di Sukita, in cui si può osservare perfettamente la sua naturalezza scenica. La dimensione performativa è qualcosa che accompagnerà sempre l’artista non soltanto nelle mise teatrali con Lindsay Kemp, ma anche nel Cinema e sul Palcoscenico. Altra dimensione analizzata, per concludere, è il rapporto di Bowie con il fumetto, anch’esso presente in questa mostra grazie all’esposizione di alcune opere di Todd Alcott.

Qual è l’importanza ideologica di David Bowie e, in modo particolare alla luce di quanto accaduto sul Palco dell’Ariston durante una delle tante performance di Achille Lauro, come definirebbe la figura di Bowie all’interno dell’Immaginario Collettivo attuale?

Al di là dell’immaginario moderno, mi è d’obbligo premettere che la figura di Bowie si divide in due grandi capitoli. Da un alto il Bowie avanguardista e dall’altro quello assolutamente mainstream. L’operazione di Achille Lauro, nata e sviluppatasi ben prima del successo di Sanremo, è quella di recuperare una parte della grande narrazione Bowiana. Non solo lo cita quando presenta in scena il look di Ziggy, ma lo ripropone anche nella sua capacità di ibridare la sessualità, nel giocare di provocazione. Per quanto possa essere strano o edulcorato per il sistema operativo di Sanremo, a mio avviso l’operazione di Achille Lauro resta fortissima, di grande spaccatura, per così dire, in un sistema istituzionalizzato e formale. Achille Lauro è senz’altro uno dei figli dell’immaginario bowiano, ma come a suo tempo lo è stato Renato Zero. In un contesto come quello di Sanremo siamo sicuramente a favore del fare provocatorio di Achille Lauro, il quale con i suoi gesti è riuscito ad avvicinare e a comunicare con le culture giovanili.

Come si inserisce la Mostra all’interno del contesto culturale salernitano e cosa ha significato per lei e per l’associazione Tempi Moderni?

Senza dubbio, grazie a Scabec, alla Regione Campania e al Comune di Salerno – che sono alla base della complessa attività dell’Associazione Culturale Tempi Moderni guidata dall’Avvocato Marco Russo – e grazie anche all’assoluto dialogo con una galleria sistemica come Ono Arte di Bologna, la Mostra Stardust Bowie by Sukita rappresenta, come evento, uno dei punti di forza per il sistema territoriale non solo salernitano, ma anche campano. L’iniziativa rappresenta l’idea di poter pensare in maniera ambiziosa, visionaria e concreta la possibilità di immaginare grandi eventi di arte contemporanea, in questo caso di fotografia, pur lavorando sui territori della provincia. La vera vittoria della sfida di Tempi Moderni è stata dunque quella di aver potuto pensare in grande pur lavorando nei territori della provincia.

Per quanto riguarda il mio personale discorso posso parlare della mostra come una sorta di continuità, conferma, dialogo continuo. È stato per me un ritrovare in Bowie un cattivo maestro, nell’accezione Batailliana, un rapporto che in seguito alla sua morte è riuscito addirittura a sdoganarsi.

Quali sono i suoi progetti per l’immediato futuro e quale ruolo, in essi, è affidato ai giovani?

Continuerò senza dubbio a lavorare sulla dimensione del contemporaneo, ovvero su tutto ciò che si muove su una vertigine del presente, interessandomi alle nuove pratiche e alle tecnologie, senza mai dimenticare il rapporto con la tradizione, con i grandi classici. Continuerò dunque ad indagare il contemporaneo e come in esso possiamo trovare le grandi radici dell’avanguardia.

I giovani, come diceva un grande critico teatrale di nome Giuseppe Bartolucci, rappresentano le antenne, le soglie di quello che si muove in questo preciso momento storico e culturale. Per me restano dunque il primo punto di dialogo, di partenza e di arrivo.