“Voglio un mondo pulito”, una storia di cittadinanza attiva: a caccia di rifiuti per la salvaguardia ambientale

A caccia di rifiuti, spesso più “anziani” degli stessi volontari che si riversano (il più delle volte) in spiaggia, per un clean-up, un’azione di pulizia per salvaguardare l’ambiente, specie da “reperti” che possono avere anche più di trent’anni. E’ la mission di “Voglio un mondo pulito”, associazione no-profit salernitana nata nel marzo del 2019 e diventata all’alba del secondo compleanno di vita un esempio attivo di lotta all’inquinamento, frutto di un’idea del presidente Ciccio Ronca, un passato da dj e ora impiegato quasi a tempo pieno in una battaglia per la salvaguardia dell’ambiente. «Eppure la mia prima azione è stata individualeracconta -, si parlava troppo di troppi problemi, e allora mi sono chiesto cosa potessi concretamente fare da cittadino comune. La riposta, semplice, è stata quella di sporcarmi le mani, così sono andato in spiaggia a raccogliere rifiuti e solo una volta differenziati, ho deciso di pubblicare una foto sui social, per raccontare un po’ la mia idea e sperare in un interesse del Comune».

La riposta non tarderà ad arrivare, ma sarà ad opera di una larga fetta di cittadinanza attiva, di un’età media particolarmente giovane (la maggior parte dei volontari ha dai 15 ai 30 anni), che ha iniziato a mostrare tutto il loro interesse verso questo tipo di problematica, tanto da portare Ronca a creare una vera e propria associazione. 

«Quando il fenomeno è cresciuto ho deciso di dare un’identità a questa cosa, però non ho sempre voluto tenermi fuori dalla politica, ho cercato di evitare strumentalizzazioni di ogni tipo, perché il problema dell’ambiente è di tutti. Ho visto persone con ideologie opposte andare d’accordo, altri che avevano una certa idea sull’immigrazione scherzare e collaborare con ragazzi stranieri, anche se non nascondo che un’amministrazione comunale più interessata al discorso ambiente sarebbe solo un bene, e si potrebbe creare una collaborazione, noi siamo per questo tipo di discorso, e non per fare la guerra. Tra gli esempi più belli ci sono quelli di genitori che portavano i propri figli, ancora bambini, a dare una mano».

Con il sole cocente in piena estate, o sfidando il gelo dell’inverno, gli interventi si sono moltiplicati abbracciando numerosi punti della città, e coinvolgendo un numero sempre più ampio di persone, tanto da rendere necessaria la registrazione di un’associazione, che può contare su una Pagina Facebook seguita da oltre 12mila follower, un sito web, diverse campagne di raccolta fondi che hanno permesso l’acquisto di guanti, buste e altro materiale utile per la raccolta dei rifiuti, ma soprattutto un libro, quello scritto da Paolo Marra, per replicare ed esportare un modello di partecipazione, di cittadinanza attiva, di voglia concreta di cambiare le cose.

“Puntiamo molto sulla concretezza – racconta Ciccio-, anche con la nostra comunicazione puntiamo subito ad offrire messaggi dal forte impatto, come ad esempio la foto con le buste di materiali raccolti e differenziati pesate con una bilancia per valigie, molti quando leggono dei centinaia di chili di rifiuti si rendono conto di quanto sia grande il problema, e decidono di sporcarsi anche loro le mani”.

E’ il caso ad esempio di una lattina di carne in scatola la cui data di scadenza recitava 31 dicembre 1990, proprio la data di nascita della persona che l’ha trovata in spiaggia, per uno scatto tra coetanei che ha avuto enorme seguito sui social, e che è servito a far capire quanto un errore, o un gesto di distrazione, possa ripercuotersi negli anni a venire. «Eppure io non condanno nessuno – spiega ancora Ronca-, perché in passato c’era una scarsa informazione sul tema, se ne parlava poco e male, oggi sicuramente siamo più informati, ci accorgiamo di quanto possa costare un errore di leggerezza». 

Nel corso di un cleanup a Via Allende una volontaria ha trovato una scatoletta di Simmenthal. “Nulla di strano – si legge nel post di Voglio un mondo pulito-, purtroppo questi rifiuti siamo soliti trovarli. La particolarità è che questa scatoletta scade nel… 1990! Vi rendete conto di quanti anni ha? Gran parte dei ragazzi che scendono con noi a pulire non erano neanche nati quando questa scatoletta venne messa sugli scaffali. Quel piccolo contenitore di metallo è coetaneo al nostro Ciccio che ha deciso di immortalarsi in una foto insieme ad esso. Questo vi fa capire quanto possano impattare gli imballaggi ed i rifiuti se non vengono conferiti correttamente. Fate un piccolo sbaglio oggi? Lo pagheranno i vostri figli o, addirittura, i vostri nipoti. E’ tempo di prendersi le proprie responsabilità”.

In quasi due anni sono state circa 600 le persone che hanno dedicato almeno una giornata della loro vita alla missione di “Voglio un mondo pulito”, capace di coinvolgere anche chi in passato aveva meno sensibilità sull’argomento. «Non cerchiamo un capro espiatorio, non ci piace puntare il dito, usiamo sempre il “noi” e mai il “voi”, anche se da anni si sente dire che le nuove generazioni sono colpevoli, però io ho riscontrato grande maturità e consapevolezza, specie nei più giovani».

E a fermare le loro azioni mirate, negli ultimi mesi ci si è messa anche la pandemia, che ha giocoforza ridotto il numero dei partecipanti, ma non il numero degli interventi. «Da una settimana ormai ci muoviamo senza sosta, anche perché con il maltempo e le mareggiate c’è il serio rischio che questi rifiuti vengano inghiottiti dal mare». Perché di tempo da perdere per rimediare agli errori di tutti, nessuno escluso, ce n’è sempre di meno. E come recita il motto dell’associazione, preso in prestito da Edmund Burke, «nessuno ha mai commesso errore più grande di chi non fece niente perché poteva fare poco».