Vampa di Sant’Antuono, tra tradizioni e denuncia

Si dice che le tradizioni vadano rispettate e la città di Salerno ci tiene ad onorare le usanze ma dietro quella che rappresenta una delle tradizioni più longeve del nostro territorio si nascondono situazioni di degrado urbano, inquinamento, mancanze da parte degli enti istituzionali e piccole proteste che partono dal basso e che probabilmente non tutti conoscono.

È il caso della Vampa di Sant’Antuono, evento folcloristico che si rinnova ogni 17 gennaio sul litorale salernitano, in onore di S.Antonio Abate, protettore dei campi, del fuoco e degli animali. Riprendendo le antiche usanze contadine e rurali di bruciare i residui dell’inverno e propiziare il lavoro agricolo nella bella stagione, è stata da sempre l’attività di maggiore rilievo, che da circa ventun’anni ha connesso gli abitanti di Salerno fino a scomparire quasi del tutto con l’avanzata dei palazzi, dell’urbanizzazione e del distacco dal mondo rurale. Tuttavia, la sua valenza simbolica di rigenerazione e di rinnovamento sociale è stata alla base della storica Vampa di Santa Teresa – organizzata dal Laboratorio Diana con il rione Fornelle – trasferitasi poi al Porticciolo, ormai da quasi dieci anni, organizzata dal comitato “Giù le mani dal Porticciolo”.

Il comitato nasce nel 2012 in opposizione al progetto del Porto di Pastena, il quinto a Salerno. Già presenti, infatti, uno commerciale e quattro turistici. Alla base dell’organizzazione vi è l’intento di proteggere e valorizzare il Porticciolo di Pastena minacciato dal progetto della POLO NAUTICO SRL, definito speculativo e a discapito di un bene comune quale l’isola pedonale che affaccia sulle due costiere, quella Amalfitana e quella Cilentana. Per circa cinque anni sono state organizzate cospicue attività che coinvolgono differenti fasce d’età attraverso momenti di interazione e socialità per sensibilizzare la popolazione, recuperare il legame tra il luogo e la sua gente ma soprattutto riqualificare dal basso il Porticciolo, totalmente abbandonato alle incurie e alla trascuratezza. Negli anni, infatti, la situazione di totale abbandono del Porticciolo e della spiaggia libera ha raggiunto un picco spaventoso, rovinando uno dei posti più belli della nostra città, definito da tutti come un potenziale piccolo angolo di paradiso, dove ritagliarsi un attimo per contemplare la bellezza del mare della nostra terra. Un mare che dovremmo proteggere e valorizzare a tutti i costi, ma che purtroppo sembra non essere interesse delle istituzioni salernitane.

Qualche tempo fa, tramite dichiarazioni mediatiche, il Sindaco Vincenzo Napoli e l’assessore all’Ambiente Angelo Caramanno hanno vantato la pulizia effettuata sul litorale ogni mese durante il periodo invernale. Ma come mai, quindi, nei giorni successivi alla mareggiata del 19 dicembre la spiaggia versava ancora in condizioni disumane?
È questo quello che i membri di “Giù le mani dal Porticciolo” e i cittadini salernitani continuano a chiedersi, non ricevendo alcuna risposta nonostante le innumerevoli segnalazioni al Comune e all’azienda comunale Salerno Pulita.

Tuttavia c’è chi davanti alla totale assenza da parte delle istituzioni non riesce a rimanere impassibile e lasciare che la bellezza di un posto come il Porticciolo possa sfiorire a causa di un’amministrazione che non funziona. L’associazione “Voglio un mondo pulito” nella giornata di sabato ha effettuato una pulizia sulla spiaggia e i membri di “Giù le mani dal porticciolo” si sono alternati, per tutta la settimana, in massacranti turni di lavoro di pulizia, dalla mattina al pomeriggio, armati solo di un paio di guanti in lattice e amore per la propria città, trovandosi di fronte non solo tonnellate di immondizia e plastica, ma anche carcasse di topi e gabbiani e numerose siringhe.

Uno scenario sicuramente poco decoroso definito dal comitato come “un massacro silenzioso” derivato dall’incapacità gestionale dell’amministrazione e dalla scarsa moralità di chi disperde rifiuti nell’ambiente. 
Il lavoro svolto, risultato da un profondo rispetto per quello che rappresenta uno dei luoghi più caratteristici della città, non solo dal punto paesaggistico ma soprattutto da quello affettivo, probabilmente non ha potuto sostituire totalmente gli evanescenti operatori di Salerno Pulita. La mancanza di attrezzi appositi, sostituiti solo dal lavoro manuale, ha reso questa iniziativa complessa.

Nella giornata di mercoledì, inoltre, i volontari salernitani si sono trovati di fronte ad un atto di vandalismo che ha vanificato parte del lavoro svolto. È stato infatti appiccato un falò, accendendo la legna raccolta per la tanto attesa Vampa di Sant’Antuono e cumuli di rifiuti costati giornate di lavoro.

Insomma, uno scenario ai limiti dell’immaginazione di cui le parole chiave sono la noncuranza, l’assenza, il disinteresse totale, la mancanza di rispetto per la nostra città ma soprattutto l’incapacità di ascoltare le richieste dei cittadini che pretendono un interesse maggiore da parte delle istituzioni rivolto ai piccoli rioni e quartieri e non solo al centro della città.