Urbanistica: emergenza ben oltre l’Ex Tribunale di Salerno

La notizia è di poche ore fa: il palazzo storico sito tra Corso Vittorio Emanuele 148 e Corso Giuseppe Garibaldi 185, che per oltre 85 anni (dal 1934) ha ospitato il Tribunale di Salerno, sarà messo in vendita. Una prima offerta probabile, come riportato dal quotidiano cartaceo La Città, sarebbe di 7 milioni di euro da parte di un costruttore per la realizzazione di appartamenti di lusso ad uso privato.

LA STORIA
L’edificio fu realizzato e progettato dagli architetti Ernesto Donzelli e Nicola Cavaccini di Napoli, e ancora oggi si presenta con l’imponenza della sua architettura, di quella “romanità” e della conseguente ideologia dell’Impero fascista, che prevedeva scenografie esterne ed interne di grande impatto visivo, molto presenti anche negli austeri arredi dell’epoca. 

Insomma questo, come altri edifici del capoluogo di provincia salernitano, rappresenta un inestimabile testimone della storia urbanistica, sociale e culturale di un tempo indelebile, in positivo e in negativo, dalla memoria collettiva del nostro paese. Un luogo soprattutto di alto valore culturale, perché da quasi un secolo era custode della giustizia e della attività della magistratura. 
Appena di fronte l’edificio in questione si trova un altro palazzo, quello che era la sede storica dell’Ufficio Centrale delle Poste di Salerno, oggi dismesso, è stato venduto ad un costruttore privato che lo ha reso sede di un residence di lusso con una piscina situata sul tetto. 

Insomma sembra che la Storia, quella con la esse maiuscola, di Salerno stia lentamente scomparendo inghiottita da una storia che si ripete più e più volte: la svendita del patrimonio storico edilizio del Comune. 

LE DENUNCE
<<Viviamo in una città amministrata da circa 30 anni con un’unica visione culturale, ampiamente diffusa in tutto l’occidente: utilizzare il territorio come merce per cercare di avere una certa gestione economica, anche dello spazio pubblico, cercando di fare cassa e bilancio>>, commenta aspramente l’architetto Giuseppe Carpentieri,  autore di importanti riflessioni sullo sviluppo urbanistico e socio economico sulla città di Salerno tra cui “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”, tesi con cui ha conseguito la laurea magistrale in architettura presso l’Università di Parma e con un lungo curriculum di studi e pubblicazioni.

Carpentieri ha preso parte all’evento online “Tribunale Salerno: un esempio di cattiva gestione dei beni comuni”, organizzato da Coraggio Salerno venerdì 15 gennaio 2021, al quale hanno partecipato anche: Maurizio Del Bufalo – Comitato “Salviamo Piazza Alario”, Fabio Landolfo – già assessore ai beni comuni di Bacoli, docente all’Università di Napoli di “Comunicazione nei Prodotti Urbanistici” e Rocco Albanese – Ricercatore all’Università di Torino, autore del “Manuale di diritto dei beni comuni urbani”. 

L’IMPORTANZA DEI BENI COMUNI
Se il bene è un bene demaniale, cioè proprietà dello Stato, non è già di per sé un bene comune?

E’ questa la domanda con cui il ricercatore Rocco Albanese ha aperto il dibattito sull’ex Tribunale salernitano. <<Anche una persona pubblica può comportarsi come un proprietario qualsiasi, senza tenere in considerazione gli interessi collettivi e della comunità di un determinato territorio, motivo per cui Rodotà aveva promosso una riforma della gestione dei beni pubblici, che definiva in particolare i beni comuni come “quei beni la cui utilità sono direttamente funzionali al soddisfacimento dei diritti fondamentali della persona”>>, sottolinea Albanese. 

Di fatti, nel corso del dibattito online, sembra essere unanime la denuncia nei confronti dell’amministrazione del comune di Salerno e del modo di concepire il coinvolgimento della cittadinanza per quanto riguarda le decisioni sulla destinazione dei beni di “pubblica proprietà”, metodi che l’amministrazione sembra aver conservato allo stadio addirittura medievale secondo quanto emerge nel corso del dibattito. 

<<Prima si costruiscono nuove forme di sperimentazioni prima si ricostruirà la comunità, quella che a Salerno non c’è più. Tanti cittadini sono apatici, disinteressati e da 30 anni votano sempre nello stesso modo e questo non è un caso; una città dove si sono rotti legami, in cui la condotta principale sociale è quella di un vassallaggio nel senso proprio del termine, in cui persistono esclusivamente scambi di interessi.>> denuncia ancora l’architetto Carpentieri. 

PERCORSI ALTERNATIVI PER SALERNO E NON SOLO
Una necessità confermata anche dal dott. Albanese, secondo il quale i cittadini sono detentori di una conoscenza utile, per la quale non devono essere semplicemente “interrogati”. <<Essi hanno anche esperienze e competenze per trovare la risoluzione di un problema di riprogettazione e riqualificazione>>. Questo è di fatto il concetto intorno al quale si sviluppa tutto il Regolamento per i beni comuni, che parte dal comma 4 dell’art. 118 della Costituzione Italiana: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. 

In questo senso il “laboratorio di coprogettazione” potrebbe essere un ottimo percorso per l’EX TRIBUNALE di Salerno. Esiste una proposta normativa sperimentata a Parigi negli ultimi anni che prevede la possibilità di riutilizzare a fini artistici e culturali alcuni grossi edifici dismessi di proprietà statale. <<Una pratica che innanzitutto costruisce, cura e genera relazioni, proprio in un’epoca in cui ci siamo resi conto dell’enorme valore dei legami e delle comunità, capaci di generare anche processi economici>>, spiega l’urbanista Fabio Landolfo. 

LA GRAVE CRISI SALERNITANA
E invece l’amministrazione di Salerno <<ha creato una voragine di 650 milioni di debito nel bilancio comunale al quale si è risposto con la vendita del suolo e della speculazione edilizia. Pensiamo al fiorire di grattacieli in una città che perde circa 18mila persone ogni anno, una iperattività edilizia che a chi dovrebbe dare risposta? A chi dovrebbero servire queste abitazioni? Salerno è diventata l’emblema del fallimento totale di certe politiche, della necessità di ripagare con gli oneri edilizi i disastri amministrativi>>. Così Maurizio Del Bufalo, chiosa sulle dinamiche salernitane, dopo aver raccontato l’esperienza della paradossale lotta tra “cittadini e Comune” per la salvaguardia di Piazza Alario. 

Salerno negli ultimi anni, secondo i rapporti statistici citati anche dall’architetto Carpentieri, ha perso il 18% degli abitanti, gli inattivi in provincia di Salerno sono circa 300mila. <<Le cose dette finora sono bellissime ma sono appositamente non avviate dall’amministrazione salernitana, perché da 30 anni va bene così e va bene anche alla maggioranza dei cittadini che al 73% votano da sempre la stessa amministrazione>>. 

Insomma secondo Carpentieri e quanto emerso dall’evento di Coraggio Salerno, <<serve far capire che il cambio di visione verso un nuovo paradigma culturale può produrre nuova economia che fa bene a tutti, anche a chi vota e accetta la realtà attualmente radicata>>.

Marco Giordano