Un casco refrigerante al Ruggi: “Dixhuit”, il progetto di Teresa Giordano

La forza delle donne, si sa, è illimitata. Sta nella loro capacità di riprendersi, di rialzarsi dopo ogni caduta. Nel loro saper essere solidali nelle gioie, ma anche nei dolori. Nella loro capacità di trovare positività anche nella più triste delle vicende. E la storia di Teresa Giordano ne è l’esempio lampante.

“Ad aprile 2018 ho scoperto di avere un tumore al seno. Ho subito una mastectomia, una dissezione ascellare. A luglio 2018 ho iniziato la chemioterapia, ho seguito un iter piuttosto standard. Ho fatto 4 cicli di chemio rosse e 12 di taxolo. Ho fatto 28 cicli di radiotererapia e, nel frattempo, mi è stata indotta la menopausa farmacologica, che durerà altri 5 anni”. Inizia così la nostra chiacchierata. Nessuna sofferenza vissuta trapela dalla voce, nessuna esitazione nel raccontare la sua storia. Emerge solo la sua determinazione, la sua voglia di essere d’aiuto per tutte le donne che hanno vissuto – e stanno vivendo – una storia simile alla sua.

“In questo anno ho vissuto, come tutte le donne nella mia situazione, il trauma della caduta di capelli – racconta Teresa – Essendo molto social, ho cercato di trovare strade che mi potessero essere d’aiuto. Così ho conosciuto Paxman, un’azienda inglese che distribuisce in tutto il territorio italiano caschi refrigeranti per le donne malate di tumore al seno, e sono riuscita ad avere dei contatti”.

Questo macchinario rappresenta un enorme sostegno, fisico e psicologico, per pazienti oncologiche che subiscono chemioterapia perché è in grado di limitare di circa l’80% la caduta dei capelli.

“Io ho usato la cuffia refrigerante, ma non essendo attaccata ad un macchinario che mantiene la refrigerazione costante, dopo qualche ora inizia a scongelarsi e si perde l’effetto – continua Teresa – È solo un palliativo, non è risolutivo. Essendo iscritta in gruppi rosa, in cui la tematica del tumore al seno è all’ordine del giorno, ho conosciuto virtualmente un’estetista di Roma, Valentina Liberatore, anche lei malata di tumore ed anche lei intenta a seguire il mio stesso iter. Nelle foto sul web, però, conservava la lunghezza dei suoi capelli. Mi sono stranita, dato che sapevo che aveva fatto già 3 – 4 chemio di fila. Allora l’ho contattata e mi ha spiegato che usava uno di questi caschi. Mi ha dato il contatto del rappresentante che li distribuisce da Roma in giù. L’ho chiamato ed è venuto qui a Salerno a trovarmi. Siamo andati dalla dottoressa Savastano, la dirigente del day ospital oncologico del Ruggi. Lei era già al corrente dell’esistenza dei caschi refrigeranti, ma ci spiegò che avendo questi un costo molto alto, era difficile acquistarne uno”.

Teresa neanche questa volta, però, si è scoraggiata. Ed ha dato vita al progetto “Dixhuit”. Letteralmente, 18 in francese. 18 come il giorno in cui Teresa ha scoperto di essere malata. 18 come Il giorno in cui si è operata. 18 come il numero della sua stanza in ospedale.

“Stando da sola, senza nessun tipo di sostegno, sarebbe stato difficile partire – continua ancora Teresa – La dottoressa Savastano mi ha permesso di conoscere una donna, Prosperina Trani, che lavorava da 3 anni ad un progetto avente lo stesso fine, “Bella Sempre”. Ho preso appuntamento con lei ed Andrea Pastore, che lavora nella fondazione della comunità salernitana Onlus, ed abbiamo deciso di unire le nostre forze. È partita la raccolta fondi, a cui partecipano privati, che possono fare un versamento sul conto corrente che abbiamo indicato, ma anche esercizi commerciali, dal momento che ho deciso di creare dei salvadanai con su scritto “Progetto Bella Sempre casco refrigerante Salerno”, che ognuno di loro liberamente ha inserito, in modo che i clienti possano versare una piccola quota. Questi salvadanai vengono raccolti alla fine di ogni mese. La cifra è molto alta, dal momento che il Paxman parte da 36mila euro base. Noi ad oggi abbiamo raccolto 17mila euro. Però dall’azienda ci hanno detto che, qualora riuscissimo ad arrivare ad una cifra un po’ più alta, sarebbero disposti ad installarlo in oncologia per poi rateizzare la restante somma”.

Questa sarebbe una cosa grandiosa, se si pensa che costituirebbe un unicum in Campania, non essendo presente il casco in nessun ospedale. “Sarebbe importante per Salerno, anche per far conoscere il Ruggi come complesso ospedaliero – continua a raccontare Teresa – C’è una precisazione importante da fare. Chi presenta metastasi non può utilizzare il casco. E per chi soffre di sinusite, mal di testa frequente, cervicale, essendo un prodotto refrigerato, l’utilizzo non è indicato”.

Tutte le donne hanno il diritto di sentirsi belle, di stare bene con se stesse. Sempre. In ogni momento della loro vita, in ogni condizione. Soprattutto durante la malattia, hanno il diritto di guardarsi allo specchio e non vederne alcun segno sul proprio viso, sul proprio corpo. Ogni donna dovrebbe sentirsi “bella sempre”.