Tangenti ai giudici tributari, tra i 7 arrestati l’uomo che Salvini voleva a capo di Rai 1

Tra i sette arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Salerno sulle sentenze pilotate nella Commissione Tributaria (si aggiungono nuovi arresti ai 14 dello scorso 15 maggio) figura anche Casimiro Lieto, l’autore televisivo della Rai che l’ex ministro degli Interni voleva come direttore della rete ammiraglia della televisione di Stato. Lieto è stato intercettato dalla Guardia di Finanza mentre porgeva i suoi ringraziamenti ad Antonio Mauriello, figura cardine dell’intera inchiesta, membro del consiglio nazionale della giustizia tributaria a Roma, per la deposizione della sentenza a lui favorevole nell’ambito di un procedimento tributario. Mauriello, in cambio dell’intervento nel procedimento a favore di Lieto (dall’importo di circa 230mila euro), ha esplicitamente richiesto all’autore televisivo di trovare un posto di lavoro al figlio.

Mauriello, come risulta dall’ordinanza, intratteneva rapporti con figure di vertice della Lega Nord. Mentre il giudice Fernando Spanò racconta agli investigatori che proprio l’ostentazione dei rapporti con figure politiche apicali da parte di Mauriello, suscitava nei giudici un sentimento di riverenza nei suoi confronti.

“I protagonisti di tali vicende mostrano un individualismo forsennato capace con il denaro di travolgere anche le garanzie minime di uno stato democratico, sono portatori di rara delinquenza certamente da arginare con l’applicazione di misure cautelari”, afferma il gip di Salerno Indinnimeo.

Carcere poi per altri indagati tra giudici, funzionari, commercialisti ed imprenditori. Alcuni indagati, arrestati precedentemente, hanno svelato ulteriori episodi di corruzione. L’iter di ulteriori dieci sentenze di secondo grado pronunciate dalla Commissione Tributaria Regionale Sezione distaccata di Salerno, risulterebbe essere stato pilotato in cambio di denaro. 

Tra i capi di accusa vi sono la cancellazione di un debito con l’Erario di oltre 35 milioni di euro ottenuto da una società di Sarno; per un’altra società di Angri, invece, l’indebito vantaggio ottenuto supererebbe i cinque milioni; per una terza società avellinese, infine, la somma contestata dal Fisco e annullata dai giudici raggiungerebbe quasi il milione. Sale così a venti il numero complessivo di provvedimenti di secondo grado, al centro dell’inchiesta, che sarebbero stati pilotati dal 2016 a maggio di quest’anno.