Se la Cittadella Giudiziaria fa acqua da tutte le parti

Ci sono voluti quasi vent’anni per completarla. Tanti stop dei lavori, cambi di rotta e molti, moltissimi soldi investiti. Circa 90 milioni di euro, dal 1999 al 2018. La Cittadella Giudiziaria è una delle grandi opere salernitane, realizzata dall’architetto britannico David Chipperfield, che si aggiudicò la vittoria in una gara d’appalto in cui la maggior parte degli studi invitati – 80, per la precisione – non parteciparono.

Qualche giorno fa, dopo i violenti temporali che si sono abbattuti su Salerno e provincia, la cittadella non ha retto e si è allagata.

La Cittadella Giudiziaria allagata

La domanda, banale e anche un po’ semplicistica, che sorge spontanea adesso è: come è possibile? Proprio ora che era (davvero) tutto pronto per il trasferimento completo del Tribunale di Salerno negli uffici della “nuova” struttura sorgono ulteriori problemi di malfunzionamento. Sì, perché la struttura non è nuova a questo tipo di criticità. In realtà, da quando è stata conclusa – nel 2018 – fino ad oggi le problematiche riscontrate all’interno dei palazzi sono state tantissime.

Soltanto a novembre scorso Iside Russo, Presidente della Corte d’Appello di Salerno, si dichiarava entusiasta e soddisfatta di poter inaugurare il nuovo anno giudiziario tra le mura della cittadella.

“In questi giorni è iniziato il trasferimento della Procura della Repubblica – aveva dichiarato la Russo in un’intervista – nell’edificio F, a febbraio inizierà e si concluderà entro marzo quello della Corte d’Appello all’edificio E e completerà la Procura generale verso aprile o maggio”.

L’iter di realizzazione della Cittadella Giudiziaria non è dei più lineari – come spesso accade al sud – un sali e scendi di ditte appaltatrici che si è protratto per vent’anni, a dispetto dei pochi anni che erano stati previsti per la realizzazione. Ma lo stesso, identico progetto, l’architetto Chipperfield lo ha realizzato anche a Barcellona, con una piccola differenza: mentre la Ciutat de la Justicia, ultimata nel 2009 – i lavori erano iniziati nel 2002 – è oggi il luogo giudiziario dove sono stati dirottati tutti gli uffici e gli istituti di Barcellona, la Cittadella Giudiziaria salernitana fa acqua da tutte le parti e tra le sue mura sono ben chiari gli effetti della “vecchiaia” di un progetto concepito vent’anni fa che ha dovuto affrontare tutte queste battute d’arresto.

La Ciutat de la Justicia di Barcellona

Nel 2003, infatti, partono i primi lavori, la previsione è quella di concludere in circa due anni. Ma ben presto arriva il primo blocco. La causa è la presenza di falde acquifere non considerate nel progetto iniziale nonostante la palese prossimità del fiume Irno. Intanto, nel 2008 la ditta che si era aggiudicata la gara al massimo ribasso fallisce subito dopo aver concluso i lavori strutturali.

Nel 2010, il cantiere viene affidato alla ditta Soledil che consegna le prime tre palazzine a marzo del 2014. Ma quando tutto sembra essersi rimesso in moto, ecco un nuovo arresto. A maggio del 2015, i carabinieri del NOE di Salerno sequestrano una condotta di scarico abusivo nel fiume Irno, proveniente proprio dal cantiere della cittadella.

Vengono notificati avvisi di garanzia a quattro persone: il legale rappresentante della ditta esecutrice dei lavori, il direttore operativo in fase di sicurezza dei lavori, l’ispettore di cantiere dell’ufficio direzione lavori ed il tecnico d’impresa della medesima ditta esecutrice.

I lavori ripartono a gennaio 2016 e vengono affidati ad una nuova ditta, la Passarelli, con un finanziamento di 27 milioni di euro stanziato dal CIPE, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica. Il trasferimento degli uffici è iniziato nel 2017.

All’inizio del 2019 la situazione era disastrosa. Attraverso le parole dei magistrati si coglieva tutto il disappunto per le condizioni in cui erano stati costretti ad operare. Porte rotte, ascensori malfunzionanti e insufficienti e molte altre criticità hanno incrinato fin da subito il lavoro di avvocati, giudici e personale amministrativo.

Nella relazione di ben 351 pagine, stilata dal Presidente Iside Russo, si legge che, una volta entrati all’interno della cittadella sono stati trovati “gli edifici in condizioni drammatiche. Un tappeto di cicche di sigarette, sporcizia dappertutto, erbacce, siringhe nelle aiuole, vetri, materiale vario, rifiuti. La discesa che porta al garage di via Dalmazia era una sorta di discarica”.

Una situazione del genere oltre a provocare imbarazzo, genera anche tanta rabbia tra i cittadini, tra chi in quell’opera ci aveva creduto e investito e tra chi ci lavora.

Quale sarà il futuro della Cittadella Giudiziaria?