Sanità campana, l’USB prepara un dossier per denunciare il disagio di utenti e lavoratori

Il coordinamento Regionale Sanità della Unione Sindacale di Base sta monitorando da mesi “il polso assistenziale” dei Presidi Ospedalieri pubblici della Campania, ascoltando i lavoratori e gli utenti, raccogliendo dati e testimonianze utili per capire come nasce il disagio in un’assistenza pubblica che in Campania non riesce, troppo spesso, a garantire ai pazienti i livelli essenziali di assistenza imposti dal Ministero della Salute.

La prima problematica affrontata è lo stop alle visite specialistiche e agli esami diagnostici e di laboratorio in regime di convenzione. Dal 1 novembre e fino a gennaio 2020 i centri convenzionati per le prestazioni mediche specialistiche, come cardiologia e radiologia e i laboratori di analisi cliniche, praticheranno le prestazioni solo a pagamento. “E’ il solito crudele disservizio che ogni anno, con la scusa dei tetti di spesa, costringerà migliaia di utenti a fare code interminabili alle ASL per un prelievo ematico o per vedersi inseriti in liste di attese interminabili per ottenere la prenotazione relativa ad un esame strumentale ritenuto “indispensabile” dal proprio medico curante. Così alla fine tanti cittadini rinunceranno al diritto alle cure o metteranno mano al portafoglio”, denuncia l’USB.

Poi tocca all’enorme questione del precariato ospedaliero, promosso e ingigantito negli anni “dalla immobilità politica, dalla burocrazia amministrativa e dalla mancanza di trasparenza nel sistema di reclutamento da parte delle strutture sanitarie pubbliche del personale acquisito tramite le agenzie interinali”. Una vera e propria emergenza, quella relativa alla mancanza di personale e al precariato che si ripercuote sull’assistenza in corsia e negli ambulatori delle ASL. Senza contare l’aumento degli episodi di violenza, consumati ormai quotidianamente, contro il personale dei pronto soccorso. “Per gli anziani e i disabili la situazione è anche più drammatica, in Campania nascono come funghi le case famiglia per assisterli, ma chi controlla la qualità del servizio? – considerano dal sindacato – La cronaca giudiziaria segnala decine di episodi di cattiva gestione di queste strutture ogni anno. E tanti pazienti, soprattutto i piccoli pazienti, continuano ad emigrare verso le strutture assistenziali del nord, dove le liste di attesa sono meno critiche e i servizi più organizzati”.  

Su questi temi l’USB sta lavorando alla realizzazione di un “Dossier Salute” da consegnare alle Istituzioni competenti, non solo per rendere visibile il disagio delle diverse realtà presenti sul territorio, ma soprattutto per proporre, come sindacato, soluzioni e strategie organizzative finalizzate a garantire a tutti un’assistenza pubblica degna di questo nome.