Salerno, la retata dei buttafuori: cinque arresti

Cinque. È questo il numero dei “Black Angel” indagati per associazione a delinquere finalizzata all’illecita concorrenza con violenza e minaccia. Due di loro sono stati arrestati a gli altri tre sono agli arresti domiciliari.

L’inchiesta nasce da un’indagine della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore legata alla distribuzione di anabolizzanti nelle palestre dalla quale, poi, sono state riscontrate altre condotte. L’indagine ha, quindi, poi preso un’altra direzione. Tanto che due di loro dovranno rispondere anche di detenzione e porto abusivo di arma da fuoco.

Per la Procura gli indagati “effettuavano spedizioni finalizzate a stabilire un clima di terrore tra i gestori dei locali notturni che terminava solo assecondando le richieste di servirsi del loro personale per garantire il sereno svolgimento delle serate all’esterno e all’interno dei locali della movida battipagliese e salernitana”. Con botte, pugni e schiaffi il gruppo provava ad accaparrarsi il servizio di sicurezza nei locali notturni di Battipaglia, sfruttando anche il potere intimidatorio dettato dalla carriera criminale di uno dei componenti. A prova di ciò circolano diverse immagini sui social ed in particolare sul profilo Facebook di Salvatore Lo Bosco diverse foto lo ritraevano con Salvatore Fedele, Walter Castagna e il romeno detto Giovannone, in tenuta di operatori addetti alla sicurezza, spesso con divise riportanti il logo black angels, all’interno di varie discoteche, bar, villaggi turistici per lo più nei comuni di Battipaglia, Eboli, Capaccio e Salerno. Immagini in cui il gruppo “si presenta con un’ostentazione tale da cui si evince l’attività intimidatoria messa in pratica” – ha affermato il pm Rotondo.

Due dei protagonisti sono nomi già noti alle forze dell’ordine. Walter Castagna – a capo del gruppo –  in passato era stato ritenuto vicino al clan “dei ragazzi di via Irno”, il gruppo opposto agli Stellato, era stato accusato di maltrattamenti ai danni della sua ex fidanzata ed inoltre, quando decise di collaborare con la giustizia – salvo poi ritrattare –  gli inquirenti trovarono spesso i suoi racconti dissonanti con quelli di altri pentiti. Il suo nome era già stato affiancato a quello di Vincenzo Cortiglia. Pare, infatti, che egli gli avesse “chiesto” di uccidere Quaranta. Cortiglia è già stato indagato per traffico internazionale di stupefacenti ed arrestato ad ottobre scorso per rapina quando fu anche trovato in possesso di una Glock 9×21 e di una pistola a salve calibro 8.

Altri due indagati, Salvatore Fedele e Salvatore Lo Bosco, sono ritenuti soggetti “abitualmente dediti all’utilizzo della violenza trattandosi di esperti picchiatori“, come si evince dalle intercettazioni. Il quinto è un agente della polizia penitenziaria in servizio a Secondigliano, Massimiliano D’Ambrosio.