Regionali Campania 2020, gli scenari: alla scoperta di inesplorate derive

Palazzo santa Lucia, sede della Regione Campania - Palazzo Santa Lucia, Regione Campania - fotografo: Pressphoto

Si staglia all’orizzonte – minaccioso o roseo che sia, al lettore l’ardua scelta dell’aggettivo – il profilo di una nuova ed “emozionante” tornata elettorale per gli aventi diritto residenti in Campania. Sono infatti in stato embrionale i preparativi per le elezioni regionali che, sebbene non sia ancora stata stabilita una data precisa, si terranno molto probabilmente al sol della prossima primavera. Ormai assodata, nel ventre molle di un centrosinistra preda dell’ennesima spaccatura, la ricandidatura di Vincenzo De Luca. Il governatore uscente, del resto, è già impegnato nell’intelaiatura dei futuri accordi a livello locale ed è ormai pronto ad incassare la sponda degli scissionisti renziani di Viva Italia. Considerata dunque la vocazione tentacolare nel tessere coalizioni da parte del presidente in carica che giocherà la partita da favorito, altro non resta che definire il ventaglio delle alternative e dei possibili outsiders che animeranno la corsa per assicurarsi lo scranno di Palazzo Santa Lucia. Il centrodestra – in ottica di una nuova luna di miele tra FI, Lega e Fratelli d’Italia che porta in dote una spartizione, concordata a livello nazionale, per il controllo degli avamposti regionali – sembra intenzionato a non forzare la mano indicando un candidato leghista ed è in procinto di proporre alla carica la forzista Mara Carfagna, ex Ministro per le pari opportunità, attuale vicepresidente alla Camera dei Deputati. Fa rumore – e non poco – la rinuncia a costituire un’opzione radicale per la sinistra, sempre più orfana dei suoi connotati ideologici, da parte di Luigi De Magistris che, stando a quanto dichiarato nelle scorse settimane, dovrebbe focalizzarsi esclusivamente sull’amministrazione della città di Napoli. Ricucendosi l’abito ormai sempre più stretto del terzo incomodo, il Movimento Cinque Stelle potrebbe far leva sul rinnovato ardore della battaglie ecologiste facendo sfumare la pur ventilata riconferma di Valeria Ciarambino, già candidata nel 2015, per puntare tutto su un nome di assoluto spessore: il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Personalità di spicco e grandissima competenza all’interno del roster pentastellato che darebbe, il condizionale è d’obbligo, una ventata d’aria nuova al panorama politico regionale. Una scelta interessante, tesa a ripristinare sotto certi aspetti la rincorsa a quei punti programmatici legati alla tutela dell’ambiente e del territorio che tanto successo hanno riscosso – e tanto ancora ne riscuoterebbero dati i “malanni” che affliggono la nostra terra – al tempo dei primi passi in politica del Movimento. Numerose e difficili da dirimere le questioni che, anno dopo anno, contribuiscono ad impoverire e spopolare la regione e, più ampiamente, l’intero Meridione: occupazione e lavoro, sanità, inquinamento e ambiente, lotta alla criminalità organizzata, trasporti, turismo e imposizioni fiscali. Su questi temi verterà la campagna elettorale ormai alle porte. Un tortuoso e altalenante percorso verso le urne che, senza ombra di dubbio, vivacizzerà il prossimo inverno con la sua sonora dose di toni aspri, schiamazzi populisti, avances, ammiccamenti e inesauribili dibattiti che, a voler essere cautamente ottimisti, quantomeno ci condurranno alla scoperta di inesplorate derive.