Rassegna(ta) stampa dal mondo/1

Frequentare una scuola di politiche ha i suoi vantaggi. Per esempio, mi hanno mandato una rassegna stampa, di cui vorrei condividere con voi alcuni spunti, provenienti soprattutto da oltre Europa, lasciando perdere questioni troppo economiche, di cui lascerei ad altri la trattazione. Ho preso solo 23 in Storia Economica, non mi fiderei troppo di me stessa.

La prima costatazione è quasi ovvia. Poteva andarci peggio, poteva essere la peste del 1348 (no, non è vero che ci furono epidemie gravi solo negli anni terminanti con 20). Lo storico israeliano Yuval Noah Harari ha studiato cosa significava vivere un’epidemia in era pre-moderna. L’uomo non aveva assolutamente idea di cosa avesse causato il virus e quali fossero le misure migliori da adottare per fermarlo. Per di più si pregavano gli dei e si cercavano untori. Ora non è più così, agli scienziati è bastato poco tempo per identificare il virus e fortunatamente la tecnologia ci viene incontro. Un buon esempio può essere Taiwan, che pur essendo in prossimità della Cina (e a soli mille chilometri da Wuhan), al 30 marzo contava appena 306 casi accertati di coronavirus (no, non ti farò l’onore della maiuscola, bastardo) e cinque decessi. Grazie ai divieti di viaggio e all’imposizione della distanza sociale che sono arrivate presto e che sono state accettate da tutti gli abitanti, ma soprattutto grazie all’azione della ministra per il digitale Audrey Tang, un hacker con 180 di quoziente intellettivo. Per inciso, è anche una trans gender, giusto per ricordare che le leggi contro il cambiamento di sesso non sono una priorità contro le emergenze.

Per prima cosa bisognava evitare che si scatenasse il panico, in particolare dopo che la nave da crociera Diamond Princess, attraccata vicino a Taipei, è stata trovata con la maggioranza di passeggeri ed equipaggio positivi al tampone. La ministra ha messo a disposizione una mappa digitale con i luoghi toccati dalla nave. Più di cento mappe interattive, invece, mostrano ai cittadini le farmacie che sono provviste di mascherine, in modo da evitare la corsa alle mascherine. Esiste anche una chat dedicata solo a domande riguardanti dispositivi di protezione individuali. Un po’ meno bene sembra funzionare la piattaforma online per comprare i farmaci a distanza, che va spesso in crash, ma è comunque un passo nella giusta direzione. Tang ha anche costituito la piattaforma online Join, in cui i cittadini possono inoltrare petizioni al parlamento, una sorta di “democrazia digitalizzata”, dopo “Il movimento dei Girasoli” che chiedeva maggiore trasparenza, un movimento cui Tang ha partecipato con altri hacker.

Se c’è un aspetto positivo dell’epidemia, dice Tang, è l’aumento dell’uso della telepresenza e la realtà virtuale. Non mi sento di condividere tutto il suo ottimismo. Citando phastidio.net, andrà tutto molto peggio prima di andare meglio.

Adam Tooze, storico della Columbia University, sta curando una serie di articoli chiamati “Crashed to corona” che analizzano le risposte internazionali anche confrontate con quelle del 2008. Fra le altre cose, fa notare che il virus sta arrivando in Sudafrica, con conseguenze potenzialmente devastanti su una popolazione di quasi otto milioni di individui, già impegnati nella lotta all’HIV. Per i paesi in via di sviluppo si prospetta una guerra devastante, per quanto io di solito sia molto cauta nell’utilizzare la parola “guerra” in relazione alla situazione attuale.

Ma anche senza andare in paesi poveri i problemi sanitari sono evidenti. Secondo il Washington Post e il Business Insider le riserve di mascherine in guanti negli USA si stanno esaurendo e non siamo nemmeno vicini al famoso picco di cui si discute molto. Ammesso che ve ne sia uno solo.

Spero che questa rassegna stampa, sebbene in una forma molto riassuntiva, vi sia stata utile.