Protesta all’Ospedale di Salerno. Cittadini, medici e infermieri in presidio

Il fronte della mobilitazione sociale nel capoluogo di provincia di Salerno si allarga sempre di più. La crescente seconda ondata, la zona rossa, le restrizioni, non hanno impedito una numerosa partecipazione questa mattina, sabato 5 dicembre, al presidio che si è tenuto di fronte l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno

Oltre 50 persone hanno risposto all’appello partito da Cittadinanza Attiva, Tribunale dei diritti del malato e dal coordinamento di associazioni e cittadini “Salerno in piazza”. Appello che si è allargato in maniera virale (è proprio il caso di dirlo) venendo accolto da tante altre associazioni e comitati, vedendo la presenza della Zona Orientale Rugby Salerno, rappresentanti sindacali della Cgil, i comitati della scuola e tante altre realtà. 

Tra i manifestanti erano presenti anche diversi infermieri, medici e operatori sanitari, impiegati presso lo stesso ospedale salernitano. Da oltre un mese si è aperto infatti un fronte sociale permanente, che si è mobilitato innanzitutto per le gravi inefficienze del sistema sanitario, comprensibili nella prima fase dell’emergenza, ma continuate e perpetrate nel tempo, anche dopo oltre 219 giorni (sette lunghi mesi) dalla fine della prima ondata a maggio.

Disorganizzazione e disorientamento nell’organizzazione dell’assistenza a domicilio di tanti cittadine e cittadini, che non sapevano e ancora non sanno cosa fare o a chi rivolgersi per casi sospetti o confermati di positività da Covid-19. E ancora, interi reparti ospedalieri chiusi, interventi chirurgici interrotti, servizi ambulatoriali fermi (analisi del sangue, TAC, Ecografie, Radiografie, etc.). 

Una prima vittoria era stata ottenuta e strappata dai comitati della mobilitazione, con il prolungamento dell’orario di apertura di un poliambulatorio nella zona orientale di Salerno, per le analisi del sangue, cercando così di tamponare i servizi interrotti dall’ospedale. Una conquista che sa ancora di “poco” rispetto ai tanti disagi che una parte crescente della comunità salernitana non è più disposta a sopportare. 

“I posti Covid nel famoso ospedale modulare e nel secondo ospedale (il Da Procida, ndr) non bastano, per questo si stanno occupando posti in tutti gli altri reparti dell’ospedale Ruggi, causando così la riduzione di attività importantissime per i pazienti e la cura di tutti i cittadini”, denuncia Annamaria Naddeo, operatrice sanitaria presso l’ospedale di salerno, e responsabile della sicurezza sui luoghi di lavoro. 

Sottraendo anestesisti che servono per l’emergenza Covid, si sta rischiando di bloccare la lista di oltre 250 pazienti per la chirurgia vascolare, interventi che possono salvare la vita, come ad esempio quelli alla carotide, in mancanza dei quali si può incorrere in infarto e conseguente morte”, denuncia ancora Annamaria. E quella della Chirurgia Vascolare purtroppo è solo uno dei tantissimi esempi di blocco dei servizi ospedalieri. 

Il presidio di oggi serviva infatti a rilanciare le richieste già avanzate all’ASL di Salerno, ribadite dopo un ulteriore mese di immobilità e in assenza di soluzioni ai problemi ormai evidenti a tutti sul territorio salernitano e campano:
– riapertura dei reparti ospedalieri e dei relativi servizi ambulatoriali e di diagnostica;
– potenziamento delle USCA e miglioramento dell’assistenza sanitaria a domicilio per pazienti Covid sospetti / affetti, e delle loro famiglie;
– trasparenza sui dati, con la pubblicazione di informative dettagliate sul personale sanitario impiegato per l’emergenza, dove è impiegato e che mansioni e servizi all’utenza è preposto a fornire;
– trasparenza sui dati, con la pubblicazione di informative dettagliate sullo stato del contagio tra il personale sanitario;
– trasparenza sui dati, con la pubblicazione di informative dettagliate sullo stato del contagio nelle scuole;
– potenziamento e tutele del personale medico sanitario.

Marco Giordano