L’appello del Coordinamento Scuole Aperte Campania: “Riaprire scuole di ogni ordine e grado”

Il Coordinamento Scuole Aperte Campania, attraverso una lettera pubblica, ha rivolto un appello al governatore della Campania Vincenzo De Luca, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Di seguito la lettera integrale.

Ecc.mo Presidente, On.li Prefetti, On.le Assessore, Ill.mi Sindaci,

inviamo la presente firmata da quasi 30.000 genitori campani (come da report change.org in allegato) che hanno aderito alla petizione promossa dal Coordinamento Scuole Aperte Campania che conta circa 12.000 aderenti che intendono, con fermezza, portare all’attenzione delle competenti Autorità in indirizzo, ciascuno per le rispettive competenze istituzionali, l’essenzialità della immediata ripresa delle attività didattiche in presenza per tutti i cicli di ogni ordine e grado, vista la sospensione della stessa nella nostra regione da oltre 74 giorni (dal 27 ottobre sin dalla infanzia e poi con riprese scaglionate dal 25 novembre per la I elementare e il 9 dicembre per la II elementare), contrariamente alle disposizioni governative nazionali.

Siamo certi che non sfuggirà che la scuola, più che mai in una Regione come la nostra, racchiude in sé il significato più profondo di inclusione, crescita e riscatto socio- culturale. E’ quanto emerge anche dal rapporto stilato ad ottobre 2020 da Save the Children che ricorda che in Italia uno studente su otto non ha un laptop e più di 2 minori su 5, ovvero il 42% del totale, vivono in case prive di spazi adeguati per studiare. Ipotizzare di proseguire con la DAD, specie per i più piccoli, significa non tenere conto del rischio di aggravare ulteriormente il tasso di dispersione scolastica che in Italia, negli ultimi 5 anni, si è attestato intorno al 14 %, ovvero molto al di sopra del target europeo che prevedeva la riduzione di tale indice almeno al 10 % entro il 2020; un rischio ancora più concreto in Campania dove il tasso di ragazzi che abbandonano prematuramente gli studi è già ben al di sopra della media del paese, raggiungendo addirittura il 17,3 % della popolazione scolastica totale. Elementi ancor più preoccupanti emergono inoltre attraverso i dati raccolti grazie ai test Invalsi (anno scolastico 2019/20): in Campania, se ci soffermiamo solo sulla popolazione scolastica delle scuole secondarie di secondo grado, il tasso di abbandono scolastico raggiunge addirittura al 31,9%.La scuola, come sappiamo, è l’unico strumento che consente l’applicazione dell’art. 3 della Costituzione dando a tutti la possibilità di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico per lo sviluppo degli individui. Essa deve essere per tutti accessibile, gratuita ed offrire pari opportunità, come costituzionalmente sancito dall’art. 34 della medesima Costituzione: è innegabile che la DAD, legata all’uso di costosi devices, nonché alla necessità di disporre di una connessione internet stabile, non consente a tutti di poter accedere all’istruzione in maniera egualitaria. Basti pensare che il 26% delle famiglie campane non dispone ad esempio di una connessione internet in casa (fonte Openpolis) e gli ammortizzatori sociali messi in campo dalle istituzioni, seppur con enormi sforzi, non sono riusciti né riusciranno a sopperire alle enormi falle economico-sociali della comunità campana. Del resto non è sconosciuta la condizione di fragilità sociale, economica e familiare dei minori campani che vivono in contesti a rischio dove le famiglie non posseggono gli strumenti economici e socio-culturali per supportare la loro prole, spesso numerosa, diventando così facile preda della criminalità organizzata.

Ai disagi curriculari si uniscono inoltre i disturbi psicofisici derivanti dall’uso indiscriminato dei devices, tra i quali disturbi visivi e comparsa e/o incremento di crisi epilettiche, il disagio psicologico con i conseguenti disturbi di ansia, cognitivi, comportamentali e disordini alimentari, come confermato dalla Società Italiana di Pediatria durante il congresso straordinario digitale “La pediatria italiana e la pandemia da Sars Cov 2” del 27 e 28 novembre 2020. Basti pensare solo ai sintomi di regressione, osservati durante il primo lockdown, nel 65% dei bambini di età minore di 6 anni e nel 71% di quelli di età maggiore di 6, come evidenziato dallo stesso Ministero della Salute che ha recepito l’indagine condotta dall’Ospedale pediatrico Gaslini di Genova.

Quanto ai minori disabili, questi sono stati deprivati dell’opportunità di una corretta formazione scolastica a causa dell’emarginazione cui sono costretti per aver visto drasticamente ridotte le ore “di sostegno” ove abbiano la facoltà (soggetta alla disponibilità dell’istituto) di scegliere la presenza “esclusiva” in aula, in totale dispregio del principio di inclusione, o costretti ad un supporto didattico “a distanza” che, come è lapalissiano, spesso non è fruibile per tali minori con diverse abilità.

Di recente si è aperto inoltre un dibattito popolare, spesso cavalcato da alcuni esponenti politici, tra genitori (ma anche personale scolastico) favorevoli e contrari al ritorno alla didattica in presenza. Ebbene noi riteniamo che un diritto fondamentale come quello all’istruzione, costituzionalmente garantito, non possa innanzitutto divenire oggetto di una sorta di plebiscito popolare in grado di influenzare le scelte organizzative di chi ci governa, ma soprattutto non possono essere messi su piani diversi il diritto allo studio e quello alla salute. È compito del decisore politico trovare il modo di tenere sempre in perfetto equilibrio tra loro tutti i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Del resto a tale scopo è da sempre prevista dal Miur l’istruzione parentale per tutti coloro che non possono e/o non vogliono fruire del servizio pubblico della scuola in presenza per le più personali ragioni.

Siamo ben consapevoli dell’emergenza sanitaria che da marzo 2020 ha investito le vite di ognuno di noi, così come siamo ben consapevoli che le scelte dei governanti siano ardue e spinose, ma siamo altrettanto certi che i dati scientifici rivelino ormai che le scuole non sono focolai di contagio né lo sono state in tutte le regioni d’Italia (e di Europa) dove le scuole sono state regolarmente aperte, seguendo rigidamente tutti i protocolli sanitari nazionali. Ciò è confermato dal recente rapporto del Centro Europeo del Controllo delle Malattie (ECD) nella pubblicazione “Covid – 19 in children and the role of school settings in transmission – first update” del dicembre 2020.D’altronde la Regione Campania ha già egregiamente approvato, pochi giorni orsono, il documento operativo “A scuola in sicurezza”, la cui stesura era prevista dal DPCM del 3 dicembre 2020, con la partecipazione del Prefetto, la Direzione generale per la mobilità della regione Campania, l’Ufficio Scolastico Provinciale del Comune di Napoli e dei Comuni che avevano manifestato maggiore rischio di criticità.

In tale documento sono contenute tutte le misure atte a consentire il rientro in sicurezza in aula di tutta la popolazione scolastica campana. Tutto ciò premesso, noi scriventi INVITIAMO ciascuno per le rispettive competenze istituzionali, ad adottare i provvedimenti che riterrà più opportuni atti alla riapertura in presenza di tutte le scuole di ogni ordine e grado a far data dal 7 gennaio 2021, in osservanza del documento operativo “A scuola in sicurezza” stilato dalla stessa Regione Campania, in ottemperanza al DPCM del 3 dicembre 2020.Certi che le nostre richieste saranno ascoltate dai politici in indirizzo, porgiamo i nostri più distinti saluti.

Coordinamento Scuole Aperte Campania