“La danza delle apparenze” di Meska contro un mondo artefatto

Questa è la storia di un giovane che, come tanti, cerca di fare della sua passione un vero e proprio lavoro. È la storia di un giovane che, come tanti, ha capito cosa per lui fosse terapeutico ed è partito da lì per costruire il suo futuro. Ma è anche la storia di un giovane che, come pochi, ha capito che l’importante non è essere accettati dal resto del mondo: l’importante è accettarsi. Il suo nome all’anagrafe è Emilio Grippa, ma potete chiamarlo Meska, nasce ad Eboli e “La danza delle apparenze” è il suo ultimo singolo.

“Ho iniziato quasi 5 anni fa a scrivere – racconta – avevo 15 anni e ascoltavo molta musica, in più non stavo passando un bel periodo e scoprii quasi per gioco che scrivere le rime mi faceva stare meglio. Non so esattamente in quale momento decisi che avrei potuto scrivere una canzone, ma dopo la prima volta ho capito che mi piaceva farlo. Mi dava soddisfazione rappare qualcosa scritta da me, quindi decisi che mi sarei allenato per migliorare e fare canzoni sempre migliori. Sono una persona che se si mette in testa qualcosa, la fa e basta, ad ogni costo, e quando decisi di voler registrare un brano e pubblicarlo su YouTube, ero totalmente in mare aperto. Non sapevo come funzionasse uno studio di registrazione, non sapevo a chi rivolgermi. Parlando con varie persone trovai il contatto di un altro rapper fortissimo e molto rispettato, lo contattai senza conoscerlo e gli chiesi di andare a registrare nel suo studio. Dalla prima volta ho capito che adoravo stare davanti ad un microfono”.

Da qui, diversi anni e tanti testi dopo, la consapevolezza giusta per raccontare il mondo. Anzi, la parte del mondo in cui tutti fingono di stare comodi, ma in realtà nessuno si sente davvero a proprio agio: quella fatta di apparenze. Quella in cui apparire è meglio che essere e guai a mostrarsi diversi dalla massa.

“Ho scritto La danza delle apparenze in un momento in cui tutto intorno a me sembrava così finto, artefatto. Non mi piaceva e mi demoralizzava, perché perdevo la speranza e la fiducia nelle persone. Questi sentimenti mi portarono a scrivere questa canzone”, afferma Emilio. Quasi subito capì che la strada giusta non sarebbe stata quella dell’astio: affrontare l’argomento con rabbia lo avrebbe fatto sentire sconfitto dal sistema. Decise, così, che lo avrebbe deriso, aggiungendo un’ironia pungente alla canzone. Del resto si sa, il sarcasmo – se mosso dall’intelligenza – può battere senza troppi sforzi l’ignoranza e la cattiveria.

“Ad oggi ho scritto moltissimi testi – continua Meska –Sono una persona eternamente insoddisfatta, spesso capita che, dopo aver scritto un pezzo o una strofa, sia soddisfatto del lavoro compiuto. Mi do le pacche sulla spalla da solo, mi compiaccio, poi il giorno dopo già non mi piace più. Con questo pezzo non è successo, per questo ho capito che andava spinto il più possibile, anche realizzando un video. Il messaggio viene lanciato nell’ultima piccola strofa del pezzo “Non aver paura di essere chi sei Non aver paura di essere gay Non aver paura di dire “cazzi miei” Non aver paura di volare fly away Togli la maschera che ti hanno messo nella tua camera col tuo riflesso pensa a te stesso pensa che adesso è il momento giusto per cambiare verso E ferma questa danza e la sua ignoranza Prendi la tua strada, prendi la distanza”. Insomma, bisogna essere se stessi, perché mostrando ciò che non siamo magari saremo pure accettati dagli altri, ma in cuor nostro non ci accetteremo mai”. Messaggio chiaro anche nel video, interamente girato per le strade di Eboli, città natale di Emilio, dai ragazzi di ARKÈ film: Francesco Nunziante e Raffaele Sprovieri.

Questo concetto dovrebbe essere accolto dalla stragrande maggioranza dei giovani di oggi, assorbiti (quasi) completamente dall’ossessione di essere perfetti che il mondo – soprattutto social – impone. La verità è che sono proprio le imperfezioni a renderci unici e proprio quelle dovrebbero essere valorizzate ed esaltate.