I fichi secchi non bastano più, un banchetto sontuoso per il matrimonio della Salernitana con la Serie A

Tre punti separano la Salernitana dal secondo posto in classifica e dalla promozione diretta in massima serie, con diciassette gare ancora da giocare. Un percorso sufficientemente lungo per alimentare ambizioni e sogni, ma anche un tracciato che, se vuol essere vincente, impone una continuità di risultati che la squadra non è riuscita a registrare nella prima parte della stagione. Quarto posto, occupato in perfetta solitudine dagli uomini di Ventura, che in altri tempi avrebbe calamitato l’attenzione della collettività nostrana, coinvolgendo addirittura profili umani destinati ad incrociare solo sporadicamente i loro interessi con quelli della comunità più attenta alle vicende pallonare. Bar, circoli privati, panchine pubbliche ed uffici, gasati da una graduatoria decisamente stimolante, avrebbero fatto a gara nel proiettare lo scenario più entusiasmante. Insomma, l’argomento Salernitana si sarebbe inserito naturalmente tra le pieghe di una quotidianità frenetica e laboriosa; una sorta di miscela corroborante, sotto forma di attesa del prossimo match, capace di spazzare via i momenti di noia ed i piccoli contrattempi di giornata.

La felice posizione di classifica, inoltre, procede a braccetto con gli ultimi giorni della finestra invernale del calciomercato. Argomento perfetto per accendere ulteriormente la fantasia e nutrire la speranza di veder tramutato un sogno di massa in splendida realtà. Ed invece, dopo quattro anni cadetti pregni di approssimazione tecnica e di sostanziale indifferenza da parte della proprietà, in città continua a regnare uno stato emotivo soporifero. Tutti vorrebbero lasciarsi guidare dall’ottimismo della passione, ma quest’ultimo fatica a liberarsi dai possenti lacciuoli della razionalità che lo tengono a freno. Di mercato si parla, anche diffusamente, ma le discussioni sono intrise di scetticismo e cinico disincanto. In un contesto sempre più dominato dai social e dagli emoticons, gli articoli di stampa ed i post dei tifosi contano più faccine sorridenti che cuori. Come a voler dire, lasciate ogni speranza, voi che entrate in questa ingenua ricerca di una dimensione sognante che, anche questa volta, continua a non essere supportata dalla determinazione operativa di una proprietà colpevolmente assente nel valutare la ghiotta opportunità offerta dal campionato. La triade Lotito-Mezzaroma-Fabiani, con la sua incapacità di trasmettere sensazioni positive, di costruire ponti che riducano la persistente incomunicabilità e le distanze tra il desiderio di sognare e la cruda realtà dei fatti, ha modificato la chimica sentimentale di gran parte della tifoseria granata. Pertanto, nessuna graduatoria mozzafiato, nessuna partita spettacolare sul piano tecnico, potrà colmare il vuoto abissale scavato nell’animo dei fans al seguito dell’ippocampo. Questo vuoto deve essere assolutamente colmato, non si può pretendere che una manifestazione di fede per la maglia compia il miracolo di far dimenticare omissioni ed errori, sempre uguali, prodotti in un lungo ed estenuante quadriennio.

Chi mastica di calcio, sa benissimo che un’occasione così limpida di scrivere la storia non si ripresenterà in fretta. Il campionato, al netto della fuga inarrestabile e trionfale del Benevento, prossimo avversario di Di Tacchio e compagni, esprime una sostanziale mediocrità, entro la quale la Salernitana può irrompere con la forza di due argomenti: la sua tifoseria e la capacità del suo allenatore di produrre un calcio identitario. Sarebbe delittuoso, ed anche indecoroso, non sfruttare gli ultimi tre giorni di mercato per rafforzare concretamente la possibilità di tagliare il traguardo promozione prima degli altri. Queste ore, che precedono il big match del Vigorito contro la corazzata sannita, dovrebbero essere utilizzate dalla proprietà per enunciare propositi e strategie capaci di sprigionare selvaggiamente il fuoco della passione granata che cova da tempo sotto le ceneri. I due patron ed il direttore sportivo, invece di rifugiarsi in un inquietante silenzio che tanto somiglia a quello ostentato da un brusco medico al cospetto di un malato in attesa di diagnosi nefasta, dovrebbero rilasciare dichiarazioni coerenti con il momento vissuto dalla squadra, abbattere perplessità ed amare ironie esternando propositi ambiziosi da realizzare nelle prossime ore. Un silenzio che finisce per sdoganare i cattivi pensieri del tifoso, il quale non riesce a spiegarsi l’ambizione a parole puntualmente ostentata quando la squadra vegeta in uno scialbo centroclassifica, a cui non segue mai una presa di posizione, rassicurante e trascinante, quando il gruppo tecnico è realmente impegnato a giocarsi le sue carte sul tavolo verde del campionato. Sembra, insomma, che si faccia il possibile per smorzare sul nascere i legittimi sogni di gloria della gente. In questo senso, risulta deprimente anche la logica secondo la quale il potenziamento della squadra potrà avvenire solo dopo aver liberato alcuni posti ‘over’ all’interno dell’organico. Il campionato entra nel vivo, la logica della massaia prudente è valida in tempi di magra. La stessa massaia infatti, quando la data delle nozze è prossima, non bada a spese e regala alla primogenita un banchetto sontuoso. La Salernitana può sposare la serie A, sempre che non si voglia festeggiare il matrimonio con i fichi secchi.