Fonderie Pisano, Lorenzo Forte: “siamo prigionieri in casa”

“Non è possibile che in un momento di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo i residenti della Valle dell’Irno debbano essere prigionieri in casa e non possano prendere neanche una boccata d’aria in balcone per i fumi della fabbrica”.

Sono queste le parole di Lorenzo Forte, presidente del Comitato Salute e Vita, che questa mattina ha inviato una lettera alle istituzioni comunali e regionali, inoltrandola anche al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in cui si chiede l’immediata chiusura delle Fonderie Pisano che, in un momento come questo, continuano a lavorare e ad avvelenare l’aria dei residenti.

Sono tantissimi gli appelli lanciati tramite social dai residenti di Pellezzano, Baronissi e tutta la Valle dell’Irno che, in queste settimane di quarantena dovute all’emergenza sanitaria in corso, stanno affrontando un’altra grande difficoltà: i fumi e l’odore acre provenienti dall’opificio di via dei Greci. “Siamo prigionieri in casa, non possiamo neanche aprire le finestre” si legge su Facebook. E ancora “Perché la Fonderia continua a lavorare?”. Sono questi gli interrogativi e gli appelli accorati lanciati nel vuoto che necessitano di una risposta.

“Il Comitato e l’Associazione Salute e Vita – si legge nella lettera – avanza inoltre le proprie perplessità circa l’opportunità di lasciare aperta in piena emergenza Coronavirus un’attività imprenditoriale che, negli anni, si è contraddistinta per la totale disattenzione verso la salute dei propri operai, così come testimoniano anche recenti sentenze del Tribunale di Salerno. Lo scorso 14 marzo è stato firmato il Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, dopo una riunione fiume alla quale hanno preso parte CGIL, CISL e UIL. L’accordo ha accolto le richieste delle forze sindacali, che da giorni auspicavano un intervento del Governo per salvaguardare la salute deilavoratori impiegati nelle fabbriche rimaste aperte in seguito al DPCM. Ci chiediamo in che modo le Fonderie Pisano si siano impegnate ad adottare le misure volte a tutelare la salute dei lavoratori e la salubrità dell’ambiente di lavoro, se la pulizia quotidiana degli impianti e la sanificazione periodica degli stessi sia garantita e se siano stati forniti ai dipendenti adeguati strumenti per l’igiene personale, in particolare delle mani”.

Il Comitato Salute e Vita attende, dunque, una risposta dalle istituzioni. “Tante fabbriche si sono fermate – ha continuato Forte – esigiamo una verifica e la chiusura di una fabbrica che dal 2004 ad oggi è stata incapace di garantire sicurezza ai propri lavoratori”.