Fase 2: la Campania riparte, tra alti e bassi

Fase 2 Campania

13 maggio 2020. Sono passati esattamente nove giorni dal tanto atteso inizio della Fase 2 in Italia.

Gli aperitivi su Zoom e Skype si sono (ri)trasformati in aperitivi in strada, al massimo davanti ai bar – rigorosamente davanti e non dentro, essendo consentito solo l’asporto – le videochiamate si sono (ri)trasformate in passeggiate al lungomare. Nessuno canta sui balconi alle 18. Nessuno si improvvisa chef e personal trainer su Instagram. Nessuno fa tutorial per spiegare come si fanno cose che probabilmente non farà mai più nella sua vita.

E mentre il mondo continua ad andare avanti, le persone si riappropriano dei loro spazi, della loro libertà – sebbene sia solo parziale, almeno per adesso – il Coronavirus continua ad esistere. C’è ancora, è solo che si vede di meno rispetto a prima.

Ma com’è la situazione in Campania?

I contagi giornalieri oscillano tra i 9 – il numero più basso raggiunto fino ad ora – ed i 20 (circa). Il totale dei positivi è di circa 4615 persone. Il totale dei guariti di 2345 (di cui 2022 totalmente guariti e 323 clinicamente guariti). I deceduti sono 393.

Il quadro per la Campania – dal punto di vista dei contagi – sembra essere positivo. Tra ordinanze pubblicate ad ogni ora del giorno e della notte, restrizioni che vengono ampliate e allentate con estrema facilità, questa regione è stata in grado di resistere al periodo più difficile, di combattere e forse – così teniamo lontani i famosi “portaseccia” – riuscirà addirittura a vincere. Fanno ben sperare la chiusura dei reparti Covid – 19 dell’ospedale Monaldi e del Policlinico Federico II di Napoli. Gli ultimi pazienti sono stati trasferiti dalle terapie intensive delle due strutture, che quindi oggi non ne ospitano alcuno affetto dal virus.

Fa sperare un po’ meno l’economia. Il settore si prepara a ripartire sì, ma la situazione continua a non essere idilliaca. Bar, ristoranti, estetiste, parrucchieri, probabilmente potranno tornare a lavoro da lunedì 18. Alcuni sono attivi già dal 27 aprile con le consegne a domicilio e dal 4 maggio con l’asporto e adesso sono pronti per riaprire le porte ai clienti.

Ma il danno ormai è stato fatto. Ricominciare non sarà facile, soprattutto se si pensa a quante modifiche dovrà fare ognuno di loro per rendere gli ambienti sicuri secondo le disposizioni arrivate dal governo, che hanno costi piuttosto elevati in alcuni casi. Inoltre i clienti che potranno accogliere ogni giorno diminuiranno esponenzialmente. Questo equivale a minori guadagni a fine mese. Ed infatti non tutti potranno riaprire. Molti non riusciranno a farlo, non potranno sostenere tutte le spese prima e le minori entrate poi.

Per non parlare del turismo, di cui la Campania si nutre da sempre. Tra idee ed iniziative proposte, ad oggi non possiamo sapere ancora come sarà la situazione nei prossimi mesi. E nel frattempo la maggior parte delle persone che lavora in questo ambito è ferma.

E poi c’è il lato “pratico”. Dopo tutti i buoni propositi, le promesse fatte a noi stessi e agli altri, abbiamo davvero imparato qualcosa dai due mesi di lockdown? Abbiamo davvero acquisito maggiori consapevolezze su di noi, sulla vita? Lo spirito altruista di cui ci siamo tanto vantati è stato solo temporaneo?

Potremmo chiederlo alle persone “assembrate” ogni fine settimana al lungomare. A chi cammina in gruppo senza mascherina. A chi arriva dal Nord con la febbre, consapevolmente. A chi ha creduto che la Fase 2 fosse un “libera tutti” e si sente legittimato ad uscire mattina, pomeriggio e sera, tutti i giorni. A chi continua a fare jogging anche negli orari in cui non sarebbe consentito farlo.

Ognuno probabilmente dal 4 maggio, non appena ha intravisto uno spiraglio di luce alla fine del tunnel, ha ricominciato a vedersi come entità singola e non più come parte di una comunità, di un gruppo di persone. Ognuno ha ricominciato a pensare ai suoi interessi, alle sue necessità.

Certo, da un lato è giusto e legittimo. Ma il Covid – 19 ci ha dato un’importante lezione: nessuno si salva da solo. Se comprendessimo finalmente che le azioni di ognuno di noi pesano sulla collettività – soprattutto in questo momento – forse non potremmo comunque sconfiggere definitivamente il virus, ma la nostra collettività diventerebbe un “posto” migliore a cui appartenere. E la nostra vita diventerebbe molto più sicura.

Prudenza, parsimonia, pazienza dovrebbero essere le parole chiave di tutta la Fase 2. Eppure forse qualcuno sfogliando il vocabolario la “p” l’ha saltata.