“Dylan Dog è morto. Lunga vita a Dylan Dog”

Storia difficile da spiegare ai non appassionati, quella degli ultimi anni di esistenza editoriale di Dylan Dog, a tutti gli effetti, l’unico grande fenomeno fumettistico Italiano “di massa” dell’epoca moderna.

Tiziano Sclavi . Primo numero Dylan

La sua “nascita” risale al 1986. Lo inventa e in qualche modo lo “vive” (dato che vi riversa molte note autobiografiche), Tiziano Sclavi, talento incredibile e fecondo della scrittura Italiana. Sclavi lo rielabora dal protagonista di un suo romanzo inedito (lo pubblicherà solo nel 1991) intitolato “Dellamorte Dellamore”, e graficamente lo tratteggerà il giovane disegnatore Claudio Villa, (che diverrà in seguito una delle colonne di“Tex Willer”), partendo dal volto dell’attore inglese Rupert Everett.

Dylan Dog è un fumetto horror atipico, il primo del genere prodotto e mandato in edicola dalla Sergio Bonelli Editore. Nelle sue storie, oltre che una enorme quantità di sangue e violenza (per gli standard della casa editrice), si affacciano tematiche e “umori” nuovi, assolutamente inediti in quello che era il fumetto mainstream Italiano. Dylan Dog non è un uomo tutto d’un pezzo e il termine “eroe” gli sta addosso decisamente male. E’ un investigatore bizzarro, ipocondriaco, affascinante ma a volte indeciso, combattuto e pervaso da un forte male di vivere. In una Londra tenebrosa (in cui l’orrore e il paranormale si annidano spesso nei cosiddetti “normali”) svolge le sue investigazioni accompagnato da una sfilza di donne bellissime con cui avrà relazioni che durano il tempo di un solo albo e dal fidato ma surreale assistente Groucho, ricalcato sull’immagine dell’attore ed umorista Groucho Marx.

Il successo, ampiamente inaspettato, che accompagna l’uscita della serie (insieme a una sfilza di polemiche sociali e politiche che ne travisano completamente i contenuti horror, arrivando a invocare la censura), continua per molti anni inarrestabile, e consente ai creatori delle storie (un gruppo incredibile ed eterogeneo di giovani autori e di consolidati professionisti) di cesellare a volte degli albi che per tematiche o riuscita artistica diventano dei veri “punti fermi” nella storia della casa editrice e del fumetto Italiano in generale.

L’abbandono di Tiziano Sclavi dalla scrittura dei testi e dalla supervisione del personaggio, condanna Dylan Dog ad un lungo periodo di sofferenza editoriale in cui la testata vive sbalzi qualitativi notevoli e in cui paga soprattutto una evidente mancanza di coraggio nel sapersi rinnovare ed adattarsi ai cambiamenti che il pubblico e il mercato del fumetto ha subito negli oltre trenta anni di presenza in edicola.

Nel frattempo, la notorietà del personaggio continua comunque a crescere e ad uscire dal mondo della carta stampata (caso quasi unico per un fumetto Italiano) fino ad assurgere a livello internazionale.

Vengono realizzati gadget, videogame e mostre. Nei primi anni 90’ si tengono varie edizioni del festival cinematografico “Dylan Dog Horror Fest” dedicato alla diffusione della cultura horror e gore in Italia, dove vengono proiettati titoli altrimenti invisibili.

Dato il successo, il Cinema corteggia molto presto il personaggio: Il regista Michele Soavi realizza nel 1994 il film di “DellaMorte DellAmore”, chiamando ad interpretare il protagonista proprio Rupert Everett in un evidente tentativo di trascinare al cinema i lettori del fumetto.

L’unico film “ufficiale” del personaggio arriva però solo nel 2011 con il lungometraggio “Dylan Dog – Il Film” diretto da Kevin Munroe , dove l’ex-Superman Brandon Routh interpreta un investigatore dell’occulto dal grilletto facile, ben poco problematico, data la facilità con cui assesta sonori cazzotti ai demoni che la trama gli mette davanti.

Il malcontento dei fan per il film, porta il regista Claudio Di Biagio a far partire una campagna di raccolta fondi per realizzare “Vittima degli Eventi”, un mediometraggio dove il protagonista è interpretato da Valerio di Benedetto, il suo assistente da Luca Vecchi e che conta nel cast anche Alessandro Haber e Milena Vukotic.

Nonostante la neutrale distanza con cui la Casa Editrice del personaggio ha trattato il fan-film, e le evidente carenze di budget, il lavoro è stato accolto molto bene dai fan del fumetto, rianimando le speranze di veder realizzato un lavoro cinematografico o televisivo fedele al materiale originale.

Nel 2013, la Sergio Bonelli Editore affida l’incarico di curatore del personaggio a Roberto Recchioni, scrittore e sceneggiatore che si era distinto per una lunga serie di personaggi e di pubblicazioni dalla vita editoriale breve e travagliata, ma anche per il successo decennale di “John Doe”, personaggio creato insieme al compianto Lorenzo Bartoli. Recchioni era già noto al pubblico di Dylan Dog per aver scritto alcune delle storie più ricordate degli ultimi anni di vita del personaggio, tra cui “Mater Morbi”, autentico instant classic del personaggio.

La gestione del personaggio da parte di Recchioni, spacca i lettori del fumetto, accendendo accese discussioni soprattutto sui social.

Il nuovo curatore tenta di rimodernare il personaggio, portandolo nell’epoca moderna dell’informatica e della comunicazione. Amplia la capacità citazionista e meta-testuale della testata (caratteristica introdotta già dal creatore Sclavi) e tenta di creare un fumetto che riflette su sé stesso e sulla sua fine inevitabile (Per mancanza di lettori? Cambiamento del mercato? Stanchezza narrativa?), rivoluzionando alcuni punti che avevano accompagnato Dylan Dog fin dal primo numero.

Bloch, il fedele ed amichevole Ispettore di Scotland Yard viene, finalmente, messo in pensione. Al suo posto viene inserita una coppia di poliziotti che al contrario gli si oppongono e presentano una società multietnica più vicina alla modernità, l’ispettore di colore Tyron Carpenter e la Musulmana Rania Rakim. Scomparso da molti albi il principale cattivo del fumetto, Xabaras, viene introdotto il personaggio di John Ghost, elegantissimo, gelido e assolutamente amorale imprenditore delle nuove tecnologie.

L’introduzione di cellulari e tablet nelle pagine del fumetto è una delle cose che vengono maggiormente criticate della nuova gestione, essendo Dylan Dog per molti anni un personaggio “nemico” dei telefonini che si era espresso in numerose occasioni contrario al loro utilizzo.

La rivoluzione del personaggio, è culminata negli ultimi mesi con il cosiddetto “Ciclo della Meteora”, una sorta di mini-serie, interna al corpo della serie regolare, della durata di un anno, in cui l’universo narrativo di Dylan Dog è stato messo sottosopra dall’avvicinamento di una gigantesca meteora diretta verso la Terra, il cui tragitto scandisce un inevitabile Apocalisse per il Mondo.

Il Ciclo della Meteora si è concluso in concomitanza con l’uscita del numero 399, assommando le polemiche per una realtà narrativa già completamente sovvertita dagli eventi raccontati, con quelle per un paventato matrimonio omosessuale tra Dylan Dog e il suo fidato assistente. Polemiche a parte, l’albo ha a tutti gli effetti distrutto e terminato la serie iniziata nel 1986, portando ad una necessaria conclusione anche le linee narrative e i nuovi personaggi introdotti da Recchioni.

Con l’albo successivo, che coincide con il 400 della serie regolare, si arriva all’addio definitivo di Dylan Dog con le sue origini. Accompagnati dalle meravigliose tavole disegnate dai veterani Angelo Stano e Corrado Roi, colorate per l’occasione da Giovanna Niro (tutti gli albi “centenari” della Bonelli vengono celebrati con l’introduzione del colore), Dylan Dog, in un visionario viaggio “post Meteora”, salpa su un galeone in un viaggio che lo porta a ripercorrere le orme di Martin Sheen in “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, a inoltrarsi nella giungla dove deve affrontare l’ingombrante ed enorme uomo-dio nascosto nel Cuore di Tenbra del suo Mondo.

Dylan Dog, con un colpo di scena citazionista, forse eccessivo (ma date le premesse probabilmente inevitabile) abbatte il suo stesso creatore, Tiziano Sclavi, ormai una eredità enorme e troppo ingombrante per la serie, nel cui nome, molti fan della prima ora, avevano rifiutato con veemenza le novità ed i cambiamenti introdotti nel fumetto. Sclavi (l’autore, il creatore, l’ombra in agguato, la bandiera del fandom) va abbattuto. Ucciso. Rimosso. Perché Dylan Dog possa rinascere. Continuare.

L’albo si chiude infatti con la promessa di un nuovo inizio per il personaggio.

Il numero 401 intitolato “L’Alba Nera”, si presenta come un remake del primo, seminale, albo del 1986, promettendo un nuovo inizio per il personaggio, con delle differenze sostanziali nel look del protagonista (Dylan Dog sfoggia una barba e un lungo cappotto) e nei personaggi (il logorroico Groucho non sembra esistere, al suo posto, il personaggio di Gnaghi, incapace di parlare e con il quoziente intellettivo di un bambino).

Molte scelte attuate nella distruzione e ricreazione del personaggio lasciano l’appassionato interdetto e provengono probabilmente da necessità che non molto hanno a che fare con le incombenze narrative o con effettive difficoltà nel gestire il personaggio nei tempi moderni.

I fan più accaniti si sono, ad esempio, scagliati contro la sostituzione del personaggio di Groucho, accusando la casa editrice di voler mettere fine ad una storica difficoltà del personaggio nell’essere esportato in alcuni mercati (l’immagine di Groucho Marx è coperta da copyright negli Stati Uniti e nelle versioni pubblicate su suolo Americano il volto dell’aiutante di Dylan doveva venire ri-disegnato con fattezze più anonime), e contro praticamente tutto il lavoro di Recchioni, “reo” di aver voluto sovrapporre una sua visione ad un personaggio storico e ancora molto amato e aver rovinato una serie che non aveva bisogno di migliorie o aggiustamenti di sorta.

E’ anche vero che questo “nuovo inizio” permetterà a molti nuovi lettori che erano spaventati dalla mole di storie precedenti, di potersi approcciare in maniera più leggera ad un personaggio che è una vera pietra miliare del fumetto popolare Italiano. Il nuovo ciclo di storie riuscirà a riportare Dylan Dog ai fasti di un tempo o segnerà la parola fine per la storia l’Indagatore dell’incubo? Per ora la gestione di Recchioni ha l’indiscutibile merito di aver calamitato di nuovo l’attenzione degli appassionati su un personaggio che appariva ormai cristallizzato, opaco e abbandonato ad un inesorabile appassimento. Non è cosa da poco.