Deviazione Fusandola, in 12 a giudizio. Nell’elenco anche la compagna di De Luca

La prima udienza è stata fissata a luglio davanti al giudice monocratico Paolo Valiante della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno. Sono 12 le persone, tra tecnici, funzionari comunali e rappresentanti legali delle società di costruzione, rinviate a giudizio per la deviazione del torrente Fusandola. Nell’elenco figura anche Maria Maddalena Cantisani, dirigente del settore urbanistico del Comune e attuale compagna del governatore Vincenzo De Luca, a cui viene contestata un’ipotesi di falso in atto pubblico nell’ambito dell’iter amministrativo.

Il gup del Tribunale di Salerno, Giovanna Pacifico, ha disposto il rinvio a giudizio per Lorenzo Criscuolo (direttore del settore Opere Pubbliche del Comune di Salerno), Antonio Ragusa, Luca Caselli, Paolo Baia, Marta Santoro, Massimo Natale, Ciro Di Lascio e Luigi Pinto (componenti della commissione che validò il progetto esecutivo), Vania Marasco (direttore dei lavori dal 2013 in poi), Salvatore De Vita (amministratore unico e legale rappresentante della Tekton), Antonio Ilario (legale rappresentante della Esa Costruzioni) e Maria Maddalena Cantisani, dirigente del settore urbanistico del Comune. E’ stato condannato a un anno e 8 mesi, invece, Benedetto Troisi, componente della commissione che ha validato il progetto. Il tecnico ha scelto di essere giudicato con la formula del rito abbreviato.

Edificazione del Crescent e deviazione torrente Fusandola sono i due segmenti dell’inchiesta riuniti in un unico processo. Per le accuse, alcuni rispondono di abuso d’ufficio ed abusivismo edilizio per aver deviato il corso del torrente che scorre proprio sotto l’edificio.

L’accusa contesta una sostanziale “assenza del titolo abilitativo edilizio valido ed efficace”: gli imputati, secondo le accuse, ognuno per le proprie responsabilità, avrebbero approvato e realizzato, oltre che validato, il progetto esecutivo dei lavori di deviazione del torrente Fusandola, con anche la copertura del corso d’acqua a “rischio di esondazione, soprattutto nella parte scatolata”, “in assenza dell’autorizzazione idraulica e di tutela dell’incolumità pubblica”.