Decessi anomali alla clinica Tortorella: in manette primario, chirurgo interdetto

In manette un primario e un medico della clinica Tortorella di Salerno, per decessi anomali. Arrestati Carmine Napolitano, primario del Reparto di Unità Funzionale dì Chirurgia Generale e chirurgia Oncologica presso la Casa di Cura Tortorella s.p.a, e di Marco Clemente, assunto quale medico chirurgo presso il medesimo reparto, con le accuse di plurimi omicidi colposi, reato commesso per la Procura della Repubblica tra il novembre del 2017 e il marzo del 2018. Le indagini dei carabinieri sono scattati in seguito alla segnalazione, relativa ai primi mesi del 2018, in merito all’anomalo incremento di decessi verificatisi nei mesi immediatamente successivi all’assunzione dei due medici. 

L’esame delle acquisizioni preliminari confermava l’anomalia dei decessi rispetto alla media del dato nel breve periodo analizzato, adombrando motivazioni di profitto sottese all’aumento dei ricoveri e alla gestione imprudente dei pazienti.

A fronte dell’aumento delle prestazioni (e degli utili) registrato, tuttavia, l’analisi medico legale dell’attività complessivamente compiuta dai chirurghi, compendiata nello studio delle 83 cartelle cliniche sottoposte all’esame dei consulenti tecnici nominati dal Pm, disvelava come la vantaggiosa scelta di politica aziendale non fosse coincisa con il miglioramento delle prestazioni sanitarie, avuto riguardo alla ragione principale per la quale le stesse vengono erogate, ovvero la tutela della salute del paziente. Emergeva, invece, uno scenario idoneo a porre in serio dubbio le effettive capacità del chirurgo e della sua equipe, in particolare del suo assistente, il più giovane chirurgo Marco Clemente, al quale doveva riconoscersi un ruolo attivo e co-decisionale nella scelta ed attuazione dei trattamenti terapeutici.

L’analisi effettuata dal collegio peritale stigmatizzava l’imprudenza e la superficialità che avevano caratterizzano una elevata percentuale degli 83 casi esaminati in consulenza già nella fase di valutazione e accertamento prodromici alla scelta chirurgica, come dimostrato dalla frequente carenza documentale della cartella clinica, dall’insufficiente livello di approfondimento anamnestico, dall’errata diagnosi di patologie oncologiche in realtà non sussistenti o trattabili con opzioni terapeutiche meno demolitive e rischiose. La pluralità delle condotte contestate, tutte sorrette dal medesimo modus operandi deviava significativamente dalle regole del corretto esercizio dell’’ars medica facendo emergere, piuttosto, la pervicacia degli indagati nell’optare in maniera superficiale per scelte terapeutiche rischiose e sproporzionate, nel violare reiteratamente gli specifici protocolli di sala operatoria e nel mantenere lo stesso contegno di assoluta imprudenza, anche nelle fasi successive alla esecuzione di interventi chirurgici ad alta percentuale di rischio di complicanza post operatoria. Pur non essendo allo stato procedibili per difetto di querelale ipotesi di lesioni colpose emerse dalla disamina delle cartelle, gli elementi probatori acquisiti consentivano alla Procura della Repubblica di Salerno di elevare a carico dei sanitari indagati plurime contestazioni di omicidio colposo commesso nell’esercizio della professione medica e, conseguentemente, di avanzare richiesta cautelare volta a fronteggiare l’elevato pericolo di reiterazione delle dette condotte.

In particolare, si contesta agli indagati di aver eseguito una serie di interventi chirurgici ad alto rischio di complicanza, totalmente demolitivi ed inutili a fronte di malattie oncologiche in avanzata stadiazione. È altresì in contestazione un secondo gruppo di interventi, caratterizzato dalla imperizia nella fase esecutiva e dalla totale negligenza nella gestione della fase post operatoria, con omissione dei prescritti controlli ed indagini diagnostiche a fronte della evidente insorgenza di complicanze. In accoglimento delle richieste formulate dalla Procura della Repubblica, gli indagati sono stati attinti da ordinanza cautelare del Gip di Salerno, che ha applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti del primario, Carmine Napolitano, e la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’ufficio di medico e della sospensione dall’esercizio della professione presso qualsiasi struttura sanitaria pubblica o convenzionata nei confronti del dottor Clemente.