Coronavirus, Cirielli di nuovo positivo: interviene l’infettivologo Greco

È ormai fatto noto che il deputato Edmondo Cirielli, Fratelli d’Italia, sia tornato positivo, dopo 20 giorni di negatività al Coronavirus. La sua reazione, come immaginabile, non è stata delle migliori. Questo è uno stralcio di un post pubblicato su Facebook da Cirielli il 2 maggio scorso:

“Dopo lo sconforto è arrivata anche l’inquietudine della consapevolezza di essere solo in uno Stato dove funziona bene veramente poco. Ovviamente sono semplicemente in quarantena e non sotto cura perché lo Stato si preoccupa solo di mettermi in quarantena perché non mi cura. E sapete perché non mi cura? Perché non ci sono medicine contro il virus . Infatti si curano solo i sintomi, ma siccome per ora sto bene, non mi danno giustamente niente. Ma vi sembra normale che tutti sbandierano scoperte e cure miracolose ma in realtà si procede sulle cavie umane? Cioè da due mesi a questa parte si provano medicinali per vedere se salviamo i pazienti. Capite perché ne sono morti tanti? Ma d’altra parte perché non si scoprono cure contro il virus? Ma come si potrebbe se non si fa nulla in tal senso? Infatti dopo la notizia che sono nuovamente positivo ci si aspetterebbe che la Regione comunichi al Ministero della Salute l’anomalia, anche per evitare che l’Istituto Superiore della Sanità proclami trionfalmente che tutti i guariti sono immuni (tranne me e la mia compagna evidentemente) , e che successivamente si inizi a studiare il caso. Invece un silenzio assordante (non del servizio territoriale della sanità che è stato perfetto ma delle autorità regionali e statali sanitarie che dovrebbero combattere l’epidemia). Alla fine di tutto ciò forse serve che si ammali uno noto come me, almeno la notizia è più rumorosa e il popolo capisce in che mani siamo e che questo Stato è da rifondare. Anche perché ho scoperto che un caso analogo al mio era successo qualche giorno prima. Una donna di 78 anni del salernitano era stata colpita, peraltro in maniera non gravissima, si era infettata nuovamente e qualche giorno dopo è morta. Chissà se le avranno fatto l’autopsia?”

A tale reazione, ha voluto rispondere l’infettivologo Luigi Greco. Di seguito riportiamo le sue dichiarazioni:

“Leggo considerazioni rese da un deputato espresse a seguito di una sua esperienza personale; riferisce la sfortunata condizione di portatore di coronavirus sua e della sua compagna con risultati discordanti circa l’esito dei tamponi. Racconta di ripetuti controlli con esami esperiti in sedi diverse. Esprime offensivi giudizi di merito. Non so dove abbia potuto apprendere il valore assoluto non dell’indagine relativa al suo tampone ma di tutti i test diagnostici usati nella diagnostica delle malattie infettive, ad oggi non esiste nessun test che possa vantare sensibilità e specificità al 100%.Sono numerose le variabili che condizionano l’esito di un esame diagnostico in virologia.
Le modalità di prelievo: nella fattispecie, dalla nostra esperienza e dalla letteratura, il prelievo dal naso, dalla faringe o dai bronchi o da saliva possono dare risultati apparentemente contraddittori che però riflettono momenti diversi di replicazione virale e siti diversi di colonizzazione. Molti i falsi negativi sono imputabili a modalità di prelievo non corrette.

I tempi del prelievo: l’infezione non è mai uno stato stazionario ma è un’evoluzione dinamica, mutevole di momento in momento, l’infezione da coronavirus può sfuggire ai test diagnostici perché esistono modi e tempi di evoluzione della malattia che possono eludere le ricerche mirate: ancora oggi non sappiamo perché da un lato si può essere portatori apparentemente dall’altra si può fare un’ evoluzione della malattia rapidamente mortale. 

L’attendibilità dei test diagnostici:in meno di 3 mesi per il nuovo Covid-19 sono state approntate centinaia di metodiche volte a certificare da un lato la presenza del virus dall’altro la comparsa degli anticorpi specifici. Nessuno di questi test diagnostici può darci la certezza assoluta che va valutata in termini di sensibilità e specificità. Il problema è che i testi non hanno quasi mai sensibilità al 100% e specificità al 100%.
I test confrontati con la realtà creano quattro possibilità: veri positivi, veri negativi, falsi positivi e falsi negativi. Non riuscire ad isolare qualcuno che ha effettivamente Covid-19 rimandandolo a casa con un test falso negativo può costituire un pericolo per molte persone, ma nella realtà extra Lab. sappiamo che per un positivo accertato abbiamo liberamente circolanti 10-20 individui non accertati apparentemente sani.

E ancora, aggiunge Greco: “Ancor peggiore la realtà circa la validità della determinazione dei titoli anticorpali; la WHO-OMS E GLI SCIENZIATI DI TUTTO IL MONDO, non sanno ancora oggi quale ruolo attribuire gli anticorpi anti coronavirus, non sappiamo perché in alcuni si formano, in altri non vengono montati, non sappiamo se sono protettivi, non sappiamo quanto durano, non sappiamo quando iniziano a formarsi.

Sotto il profilo scientifico nessuno oggi può avanzare pretese di terapie certe, diagnosi sicure, vaccini pronti: NON ESISTONO CERTEZZE NON PER COLPA DELLO STATO ITALIANO O DELL’OSPEDALE DI SALERNO, ma perché la storia di una nuova malattia infettiva non può essere scritta in tre mesi.

L’analfabetismo scientifico è pericoloso perché porta a fake news, determina rabbia e sfiducia in un momento in cui stiamo cercando di riemergere dalle macerie. Il coronavirus è una lezione di umiltà per tutti: i politici abbiano il pudore di evitare coinvolgimenti in limitate esperienze personali e di riconoscere i loro errori quando affrontano argomenti scientifici“.