Coronavirus, cala la febbre del ritorno ma non gli effetti collaterali

Le chiusure previste per decreto dei vari scali aeroportuali di Lombardia e Veneto hanno reso la rete ferroviaria il sistema più idoneo per tornare al Sud. La Stazione Centrale di Milano, ultimo avamposto indicato per l’angoscioso rientro dei figli del Mezzogiorno trapiantati al Nord. Occorre, tuttavia, chiarire l’aspetto che il picco dei ritorni è stato raggiunto nella notte fra il 7 e l’8 marzo scorso, non trovano dunque attendibilità le scampanellate mediatiche inerenti a una nuova e più violenta fuga dal Settentrione. Il problema, pertanto, è ascrivibile alle numerose partenze avvenute durante lo scorso fine-settimana che, dati alla mano, potrebbero cagionare un velenoso segno “+” al computo dei contagi. Non si può dunque parlare di nuovo esodo, stando alle dichiarazioni rilasciate al quotidiano Adkronos da Girolamo Fabiano dirigente del Comparto Polfer della Lombardia il numero degli “esuli” è in notevole calo: “Non confermiamo questa situazione di ‘corsa’ ai treni verso il Sud, non abbiamo visto né treni pieni, né assalti ai treni, che anzi si sono ridotti di molto, da grandi numeri siamo a piccole quantità di persone che viaggiano”.

La questione, tutto sommato fisiologica, non riguarda le sparute partenze di questi giorni (contingentate tra l’altro dal lavoro certosino compiuto dalle forze dell’ordine) ma abbraccia invece il corposo espandersi dei casi di Coronavirus al Sud, dovuti all’accentuarsi dei rientri dettati dal timore e la sconsideratezza dei giorni scorsi. C’è preoccupazione per la tenuta dei comparti sanitari del Meridione – già fortemente sollecitati per vocazione – ed aleggia il timore, da parte del personale sanitario, di trovarsi a combattere un’epidemia con gli scarsi mezzi a disposizione, frutto di gestioni scellerate, piegate alle antiche logiche del procrastinare. Per le fatiscenti strutture del Sud sarebbe come trovarsi in trincea armati di fionda contro un nemico silenzioso e invisibile.

Emerge inquietudine mista a risolutezza dalle parole del Governatore della Basilicata, Vito Bardi – uno dei primo a disporre un’ordinanza di quarantena – riportate nei giorni scorsi dal quotidiano Basilicata24: “Quel provvedimento fu firmato col cuore. Noi in Basilicata abbiamo una popolazione molto anziana e loro sono i più a rischio contagio”. – Timori traslati ai fattori anagrafici di una popolazione che potrebbe pagare il prezzo più alto dei contagi e, in merito al numero delle persone riaffacciatesi in Lucania, aggiunge – “Circa mille ma non è un numero veritiero. Credo che ci siano almeno altre 2 mila persone che sono tornate e non lo hanno dichiarato e forse sono in giro come se nulla fosse. Abbiamo chiesto alle Ferrovie di recuperare i nomi e lo stesso abbiamo chiesto alle compagnie di autobus. Vogliamo rintracciarli e obbligarli a stare a casa”.