Caro Vessicchio, ti salutiamo (da lontano)

«È uno schifo vedere le donne venire a fare gli arbitri in un campionato in cui le società spendono centinaia di migliaia di euro, è una barzelletta della Federazione una cosa del genere».

Era il 24 marzo 2019 quando Sergio Vessicchio, giornalista e telecronista per l’emittente locale CanaleCinqueTv, commentava così la partita di calcio Agropoli-Sant’Agnello, in particolare riferendosi alla guardalinee Annalisa Moccia. Il video della partita, con la sua telecronaca, era stato diffuso rapidamente sui social, scatenando l’ira degli utenti. Già otto mesi fa utilizzare l’aggettivo giornalista per Vessicchio sarebbe stato difficile per molti, oggi lo è ancor di meno. L’Ordine dei Giornalisti della Campania ha, infatti, deciso di radiarlo a causa dei suoi comportamenti sessisti.

Già a marzo, il “giornalista” di Agropoli era stato sospeso dall’Ordine “per precedenti atti grazie all’ottimo lavoro del Consiglio di disciplina”, come aveva commentato Ottavio Lucarelli, presidente dell’Odg Campania.

Con la decisione di oggi, la posizione dell’Ordine appare ancor più chiara e netta nei confronti di chi si è reso protagonista di comportamenti profondamente contrari al codice deontologico.

E quindi, Caro Vessicchio – e sono sicura di poter parlare a nome di tutti i giornalisti che ogni giorno prendono questo lavoro come una missione, agendo tramite un comportamento etico e sempre scevro da contaminazioni nocive di ogni genere – oggi ti salutiamo con fierezza, speranzosi del fatto che un comportamento del genere possa non verificarsi più in nessun ambito professionale.

Ciò che andrebbe sottolineato con potenza è, ancora una volta, la volontà di raggiungere – finalmente e una volta per tutte – l’essenza del concetto di parità dei sessi. Parità vuol dire che non se ne discuta neanche del ruolo della donna, del suo stipendio confrontato a quello di un uomo e del suo ruolo di arbitro di una partita di calcio. Non discutiamo quotidianamente del ruolo dell’uomo all’interno della società, perché dovremmo farlo per la donna? In una visione purtroppo oggi ancora troppo utopistica non ci sarebbe bisogno di parlarne se fossimo tutti d’accordo.

Rimane un’amara presa di coscienza: nel momento in cui ne parliamo e cerchiamo di affermare questo concetto vuol dire che esso – a quanto pare, purtroppo – non esiste ancora, non è ancora radicato nell’immaginario sociale.