Campania, le aziende si riconvertono per la produzione di mascherine

Convivenza. Ecco la parola d’ordine per questa fase due nella gestione dell’emergenza Covid-19. Una convivenza forzata che richiede responsabilità personale e civile. Indossare la mascherina in Campania è un obbligo dopo la prima fornitura di dispositivi sanitari da parte della Regione stessa. Così, commercianti ed artigiani si sono e si stanno reinventando per rimettersi in piedi – approfittando anche di incentivi ed aiuti statali -, dopo lo stop forzato imposto dalle norme al fine di contenere la diffusione del contagio. La crisi sanitaria, economica e sociale ha cambiato le nostre abitudini determinando una situazione che, prima di tornare alla normalità – sebbene stia evolvendo in maniera positiva – richiede un processo molto graduale e per nulla scontato nelle sue evoluzioni future. Per questo le aziende e le attività hanno dovuto fare i conti con le presenti necessità e i diffusi limiti, cercando di sfruttare al meglio le potenzialità. Alla iniziale scarsità di mascherine – necessarie ed ossessivamente ricercate – si è cercato di rispondere con azioni concrete e diffuse su tutto il territorio regionale da parte di volontari e piccole attività che hanno prodotto e regalato dispositivi di protezione individuale ai loro cittadini, al personale sanitario, alla Protezione Civile, alle Forze dell’Ordine. Tante le azioni di solidarietà all’interno dell’intero territorio.

Ad esempio, tanto per citare alcuni casi, una piccola azienda di Limatola (BN) della Famiglia Cimmino, la Filo&Giu Srl, si è resa disponibile a realizzare e distribuire gratuitamente mascherine protettive per il proprio territorio e per i comuni vicini; Sartoria Italiana ha supportato invece i comuni di Afragola, Casoria, Cardito e Villaricca; l’imprenditore campano di Ascea Marina (SA) Raffaele Fariello, che da più di 70 anni produce materassi, ha convertito interamente la sua fabbrica per la produzione di 400 mascherine al giorno, regalate, vista la sacarsa reperibilità del prodotto sul mercato; la ViBen, camiceria di Sala Consilina (SA), ha iniziato a produrre mascherine fatte a mano, distribuite gratuitamente alla Protezione Civile.

A Caserta il Consorzio Rete San Leucio Textile, che di solito produce tessuti di seta alta qualità, sta collaborando con la cooperativa New Hope, struttura che ospita donne provenienti da un passato di violenza e sfruttamento sessuale, che come sarte confezionano 500 mascherine al giorno, certificate dal punto di vista normativo, al 100% in cotone lavabile e impermeabile e riutilizzabili fino a 5-10 volte. Le mascherine sono state già regalate a cittadini e alle carceri del Casertano e ad altre categorie di lavoratori, anche sanitari. È stato inoltre avviato uno studio con l’Università Vanvitelli per capire se il tessuto utilizzato possa essere utilizzato anche per realizzare tute protettive.

Anche nella provincia di Avellino sono nate azioni di solidarietà con distribuzione gratuita di mascherine alla popolazione grazie alla disponibilità di un’azienda che produceva scarpe.

A Napoli, l’ingegnere Giovanni Capizzi, che a Luglio dello scorso anno si occupò della pulizia delle piscine durante le Universiadi, ha deciso ora di produrre disinfettanti, grazie ad una famiglia di imprenditori dell’Avellinese, la famiglia Capaldo che ha comprato il 20% della produzione. I prodotti sono stata donati gratuitamente a chi ne aveva piú bisogno.

Altra storia che arriva da Salerno vede come protagonista l’atelier ‘’Diva Sposa’, dall’alta moda alla produzione di mascherine per aiutare associazioni, cooperative e ospedali, riconvertendo un ramo dell’azienda per realizzare e donare dispositivi di sicurezza. Lo stesso sta avvenendo con le mascherine più piccole, per bambini.

Sempre a Salerno troviamo la riconversione temporanea della storica Sala Varese che affaccia sul tratto centrale del lungomare, da elegante e lussuoso ristorante a centro di raccolta e smistamento di generi alimentari per le famiglie bisognose durante l’emergenza Coronavirus, con la collaborazione della Croce Rossa; i generi alimentari provengono da donazioni di aziende prevalentemente salernitane, ma non solo, e dalle spese solidali dei cittadini. Le consegne vengono eseguite quotidianamente in tutto il territorio di Salerno, cercando di andare in supporto anche di altri limitrofi comuni.

E ancora da Salerno proviene un sistema innovativo per combattere l’emergenza Coronavirus: un prodotto brevettato e pronto ad essere commercializzato e distribuito per purificare e sanificare gli ambienti, terapie Intensive, sale operatorie e spazi adibiti alla degenza di pazienti affetti da Covid 19. L’azienda Neoset, fondendosi con la Ecs e la famiglia Intennimeo ha cosí progettato“Nautilus”, uno strumento per la sanificazione dell’aria confinata in grado di trattare elevate superfici con una maggiore capacità di disinfezione dell’aria. Il prodotto consente di abbattere di oltre il 99,9% la contaminazione aerea dell’agente del Covid-19. Si è da subito attivata la grande rete della solidarietà salernitana e degli imprenditori: in molti infatti hanno acquistato alcuni dispositivi per donarli alle aziende ospedaliere quotidianamente in lotta contro il Coronavirus.

A Napoli, tra le varie azioni di solidarietà, come quella di Ornella, che ha utilizzato le lenzuola del corredo per realizzare oltre 300 mascherine e distribuirle gratuitamente al personale sanitario e Matteo, che ha trasformato la sua sartoria con stoffe e tnt (tessuto non tessuto) in mascherine lavabili con acqua e amuchina, da adattare anche per i più piccoli, si distingue la nascita della M-ASK, la mascherina ecosostenibile con filtri low cost e materiale 100% riciclabile, un particolare TPU (poliuretano termoplastico) dotato di certificazione ad uso medicale ed idoneo per la realizzazione di dispositivi a contatto con la pelle e con le mucose. Ad inventarla sono due fratelli napoletani, Salvatore D’Angelo amministratore della D.N.T. srl, azienda campana specializzata in tecnopolimeri che opera nel settore dello stampaggio di materie plastiche e delle nuove tecnologie con processi Cad-Cam, e Giuseppe D’Angelo, ingegnere edile titolare dello studio SUIGENERIS design. 500 le mascherine donate a chi ne ha avuto più bisogno.

Fantasia, ingegno e solidarietà.

Sono più di 200 -ma il numero è in costante aggiornamento- le aziende della Campania che hanno riconvertito la loro attività nella produzione di mascherine ed altri dispositivi di protezione necessari per affrontare la fase di convivenza con il Coronavirus ed evitare il diffondersi del contagio tra ambienti e personale sanitario.

Carlo Casillo, presidente del sistema moda di Confindustria CampaniaRadioAlfa.fm  ha affermato come senza bisogno di adattare grandi macchinari, sia bastato comprare il tessuto adatto ed utilizzare le macchine da cucire. La sua azienda produce mascherine ffp2 e ffp3 per medici e sanitari.

Giá da Fine Aprile, numerose aziende campane si sono aggiudicate gare bandite dalla centrale acquisti regionale Soresa (tra le quali una gara da 85 milioni di euro divisa in 22 lotti, tre dei quali per la fornitura di mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3 per proteggere medici, farmacisti, operatori sanitari e lavoratori maggiormente esposti a rischio). Si tratta di piccole società, con basso fatturato, pochi dipendenti. Tra i requisiti di aggiudicazione non solo il minor prezzo, ma anche la quantità più elevata di dispositivi che l’azienda può fornire in tempi brevissimi. La società Italortopedia con sede a Frattamaggiore (NA) si è aggiudicata due lotti del bando: il primo per la fornitura di 3 milioni di mascherine chirurgiche per un importo di 1,7 milioni, poco più di 50 centesimi al pezzo; il secondo per 1,2 milioni di Ffp3. Un’altra azienda, la Arva Tecno Group con sede a Napoli, ha vinto la procedura aperta per la fornitura di mascherine Ffp2. Aziende ancora in attesa del parere favorevole anche per la commercializzazione ed utilizzo. Infine, è stata aggiudicata anche una gara da 3 milioni di mascherine filtranti, quelle che sono stata distribuite ai cittadini della Campania prima che entrasse in vigore l’obbligo di indossare i dispositivi. Sono pervenute 69 offerte, sei in totale gli aggiudicatari, che hanno fornito complessivamente 1 milione e mezzo di confezioni, contenenti 2 mascherine ciascuna, con apposto il logo della Regione Campania. Anche in questa aggiudicazione si tratta spesso di aziende riconvertite che hanno però fornito solo mascherine filtranti prive del marchio Ce e riutilizzabili per la collettività.

La Regione Campania informa che sul proprio sito è possibile visualizzare i contatti e l’elenco, continuamente aggiornato, delle aziende campane che hanno dato disponibilità a riconvertire la loro attività.

L’apposita circolare ministeriale e l’articolo n.15 del DL n. 18 del 17 marzo 2020 definiscono le specifiche normative per la produzione e la foto dei prodotti che già stanno pervenendo e che hanno misure in maniera indicativa pari ai dispositivi di protezione “chirurgici” ufficiali (17×9,5 cm). 

Le aziende hanno dunque l’opportunità di offrire la propria disponibilità per eventuali forniture a singoli operatori o Enti che abbiano necessità di mascherine indipendentemente dall’attività della centrale acquisti Soresa che segue invece procedure diverse.

La Regione non fornisce nessuna autorizzazione alla produzione, all’acquisto e alla vendita ed effettua gli acquisti di materiale sanitario esclusivamente attraverso SORESA che seleziona i prodotti a monte di un percorso autorizzativo ai sensi dell’art. 15 del DL n.18 17/3/2020. 
Le aziende interessate possono registrarsi alla piattaforma SORESA dedicata agli acquisti per presentare anche lì la propria offerta.

Oltre duecento aziende campane hanno dunque dato la loro disponibilità, ma circa la metà sono quella che hanno ottenuto parere favorevole per la produzione, commercializzazione ed utilizzo, mentre per le altre i pareri favorevoli risultano ancora in esecuzione. Nel primo caso, tra le aziende con produzione e commercializzazione di mascherine di Tipo I troviamo la Al Production Ceppaloni (BN);la C.C. coversrl Palma Campania (NA); Gliamento Srl Ponte (BN); la Tipolitostampa Snc Napoli; la Tipolitostampa Snc Napoli; Be Packaging srl Montesarchio (BN); Confezioni Picentini srl, San Cipriano Picentino (SA); Gruppo Carillo Spa Nola (NA); Manuel Martines S.r.l.s Frattamaggiore (NA); The Covers srls Pastorano (CE); Nwg srl Napoli; Laboratori Nutriphyt S.r.l Siano (SA); Tolino S.p.a. Napoli; la Magica di Ferretti Mario Telese Terme (BN); Ogm Scarpe S.r.l.s. Teverola (CE); Gruppo FB srl Nola (NA); Car Abbigliamento Srl Ponte (BN); con produzione di mascherine Tipo I e II; Confav Gruop Srl Sarno (SA), con produzione di mascherine di Tipo IIR; Play To Win srl Napoli con produzione mascherina di Tipo II; Filo&giu Srl Linatola (BN) con produzione di mascherine di Tipo II.

Tra le tante aziende campane, piccole e medie, che hanno scelto di riconvertirsi concentrandosi su nuovi prodotti utili in questa delicata emergenza, troviamo poi quella di Myriam Diaz, titolare della sartoria di via Diaz, che ha avviato la produzione di mascherine realizzate in cotone, lavabili, di taglia unica e disponibili anche per bambini, proponendole al pubblico salernitano ma non solo.

L’Ombrellificio Elios di Agropoli (SA) ha messo in campo una tipologia di mascherina conforme alle normative europee in materia (REG EU 1907/06), realizzata in tnt (tessuto non-tessuto) certificato.

La Muccillo Group, un’azienda del nucleo industriale di Benevento, a Ponte Valentino, sta già producendo mascherine protettive, certificate oeko-tek, lavabili e riutilizzabili; una fornitura consistente, tutta made in Italy, non soltanto per la Campania, ma anche per le esigenze nazionali, sia per il mercato medico/sanitario che per quello privato. Circa 10mila mascherine al giorno, griffate Nazareno Gabrielli, per uomo, donna e bambino di vari colori e modelli.

L’azienda Nutis Srl proprietaria del marchio Barbaro Caffè-Napoli è una torrefazione campana specializzata nella produzione e distribuzione di caffè mono-porzionati che in questo periodo di emergenza nazionale ha convertito una parte del suo sistema produttivo per contribuire alla lotta contro il Coronavirus. L’azienda con le stesse capsule che utilizza per la produzione del caffè ha creato una delle più performanti maschere protettive; stampata in materiale medicale (Pvc) con ben due filtri (uno all’altezza del naso ed uno all’altezza della bocca). La maschera ha ottima capacità di filtraggio, respirazione e adattabilità al viso, grazie alla morbidezza del materiale impiegato ed é ad esclusivo uso della collettività; è igienizzabile e riutilizzabile. L’azienda stima il suo utilizzo per circa sei mesi (se ben tenuta), consigliando la sostituzione dei filtri ogni 6/8 ore. Si specifica che il dispositivo viene fornito in un kit che comprende (maschera, 10 filtri, elastico), per i settori della Gdo ed il Retail viene venduto in PalBox che conterranno 80 Kit con altrettanti kit di ricambi (box da 10 filtri). Prodotta ai fini di cui all’articolo 16, comma 2 D.L. 17 del marzo 2020, n° 18, ed in conformità alle indicazioni della Circolare del Ministero Salute 0003572-P-18/03/2020.

Una voce in controtendenza, rispetto a tante case di moda che hanno convertito la loro produzione, arriva invece dalla Maison Cilento. Ugo Cilento, ideatore di creazioni di successo tra cui quella cravatta Italia che di recente il Presidente del Consiglio ha indossato in diretta conferenza stampa, ha affermato come nonostante le tante chiamate e proposte per produrre mascherine, sia per beneficenza che a pagamento, la sua risposta rimane sempre la stessa: ” Non siamo un’azienda che produce mascherine a norma, e quindi non le facciamo. È una questione di etica, sia personale che aziendale. Non critico chi le sta producendo, ne ho viste tante ed in vari tessuti alcuni dei quali non consentirebbero neanche una normale respirazione. È chiaro a tutti ormai che le uniche mascherine che proteggono dal Coronavirus sono quelle certificate con il filtro ffp2 o ffp3, perché solo così vengono schermate le vie respiratorie, e devono essere realizzate in conformità alla norma EN 149 con valida marcatura CE. Neanche le altre mascherine vendute in farmacia lo sono, come le ffp1 o le chirurgiche. Figuriamoci quindi se lo sarebbero le nostre’’.

Nell’incertezza dei possibili scenari, obbligo di mascherina e distanziamento sociale saranno la norma ancora per molto. Ogni settore dovrà dunque reinventarsi in funzione di ciò.