Campania: crolla l’occupazione, in affanno il turismo. La peggiore crisi degli ultimi 12 anni

La pandemia che ha colpito l’economia mondiale nel corso del 2020 ha comportato rilevanti effetti negativi sul sistema economico campano. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia, nei primi sei mesi dell’anno il prodotto è diminuito in misura molto marcata in Campania, specie nel secondo trimestre. Le stime attualmente disponibili per le macroaree indicano un’attenuazione del calo del prodotto nel Mezzogiorno nel terzo trimestre. Nel complesso del 2020, secondo le proiezioni della Svimez, il PIL regionale si ridurrebbe dell’8,0 per cento, in misura inferiore alla media nazionale (un calo poco inferiore al 10 per cento secondo le proiezioni della Banca d’Italia).

Le imprese hanno risentito in misura consistente dell’emergenza sanitaria. Secondo il sondaggio congiunturale condotto nei mesi di settembre e ottobre dalle Filiali della Banca d’Italia, è notevolmente aumentata in Campania l’incidenza delle imprese per le quali nei primi nove mesi dell’anno il fatturato si è ridotto. Nel contempo, è anche cresciuta la quota di imprese che ha realizzato investimenti inferiori rispetto a quanto programmato alla fine dello scorso anno.

La domanda estera, che aveva attutito l’impatto sull’economia regionale delle passate crisi macroeconomiche, si è fortemente contratta. Le esportazioni sono calate nel primo semestre, sebbene meno intensamente che per l’Italia grazie alla specializzazione regionale nei comparti agroalimentare e farmaceutico che hanno registrato un andamento delle vendite estere molto positivo. Il turismo internazionale, che pure aveva sostenuto l’economia campana in precedenti fasi cicliche avverse, ha risentito pesantemente della pandemia. La flessione della domanda estera di beni e servizi ha inciso negativamente sulla movimentazione di passeggeri e merci tramite i porti e l’aeroporto della regione.

Il calo dell’occupazione in Campania, già in atto nel biennio 2018-19, si è intensificato nel primo semestre dell’anno in corso, nonostante il notevole ricorso alla Cassa integrazione guadagni, risultando maggiore di quello osservato in Italia. La flessione si è concentrata nel settore dei servizi, specie quelli del commercio, della ristorazione e alberghieri, che hanno risentito dello sfavorevole andamento del turismo internazionale e nei quali trovano maggiore diffusione i contratti a tempo determinato. Nonostante il calo dei livelli occupazionali, il tasso di disoccupazione è diminuito, risentendo della forte crescita di coloro che non cercano lavoro in quanto scoraggiati.

La flessione nei redditi da lavoro, sebbene contenuta dalle misure di contrasto alla povertà, e l’accresciuta incertezza hanno frenato i consumi delle famiglie e le compravendite di immobili residenziali. L’indebitamento delle famiglie ha conseguentemente rallentato sia nella componente relativa ai mutui per acquisto di abitazioni sia, soprattutto, in quella del credito al consumo. Allo stesso tempo, sospinta anche da motivi precauzionali, è aumentata la liquidità detenuta dalle famiglie nella forma dei depositi bancari, soprattutto in conto corrente.

La forte crescita del fabbisogno di liquidità delle imprese, indotta dall’emergenza sanitaria, si è riflessa in una ripresa marcata della domanda di credito che le banche hanno assecondato, favorite dal rafforzamento degli schemi di garanzia pubblica e da una politica monetaria ampiamente espansiva. Il credito alle imprese, che si era contratto nel 2019, ha accelerato in misura ampia, tornando a crescere a ritmi sostenuti nei mesi estivi. Nonostante il deciso peggioramento del quadro congiunturale, il tasso di deterioramento del credito alle imprese si è ridotto nel primo semestre dell’anno, beneficiando, oltre che delle misure governative di sostegno al credito, anche della flessibilità consentita dalle norme relative alla classificazione dei finanziamenti.

Le attese delle imprese relative ai prossimi mesi, formulate tra settembre e ottobre scorsi, prima che il quadro epidemiologico si deteriorasse significativamente, erano coerenti con un recupero, ancorché parziale, dei livelli di attività. Rispetto a quanto rilevato nei primi nove mesi dell’anno, in prospettiva, le imprese che prevedevano un ulteriore calo del fatturato si riducevano nettamente, pur continuando a prevalere su quelle che si attendevano un’espansione. Per quanto riguarda gli investimenti, prevalevano, al contrario, le attese di aumento rispetto a quelle di calo, in parte legate alle aspettative di realizzazione degli investimenti programmati per il 2020 e rimandati a causa della pandemia. Le prospettive restano, in generale, ampiamente condizionate dall’incertezza relativa all’andamento della pandemia.