Bar Carducci, Boccalice e Diretto 2.0: “la nostra apertura a metà”

Con l’inizio della Fase 2 alcune attività hanno riaperto le porte (seppur non completamente), altre invece sono ancora in attesa della data ufficiale per decretarne l’apertura. Per alcuni il 4 maggio ha segnato un nuovo inizio, per altri la data significativa è stata quella del 18 maggio ma, nonostante le serrande cominceranno man mano ad alzarsi, resteranno insediate le restrizioni per far sì che il tutto si svolga nel modo più sicuro possibile.

Come si sono organizzate quindi le attività come pub, pizzerie, ristoranti e bar con quest’apertura “a metà”? A raccontarcelo sono proprio loro: i titolari dei locali che si sono dovuti adattare ad un mood tutto “take-away”.

Bere un caffè o consumare una bibita fresca, in vista delle calde giornate che stiamo vivendo, ha ormai assunto un aspetto, anzi meglio dire “un sapore” diverso. Abbiamo detto un momentaneo “addio”, ai tavolini che ci regalavano un momento di spensieratezza e relax con gli amici, e abbiamo dato un “caloroso” benvenuto al servizio di consegna o d’asporto che da qui, ad una data ancora da destinarsi, sarà il principale modo che ci permetterà di “prendere qualcosa al bar“.

Giovanni D’Andria e Angelo Mazza del Bar Carducci di Pontecagnano Faiano, ci raccontano come sta andando la loro fase 2: “ci siamo organizzati secondo le disposizioni che ci hanno dato ma tutto però sta nel buon senso delle persone che non devono consumare qui affollando l’ingresso del bar. Noi cerchiamo di accontentare tutti nel minor tempo possibile offrendo un servizio veloce proprio per evitare assembramenti“. Gestire il proprio staff non è mai stato molti semplice ma, in questo periodo di emergenza sanitaria, le difficoltà e responsabilità che incombono complicano ancor di più la situazione. Infatti, “come misure di sicurezza adottate, oltre alla distanza, abbiamo predisposto ovviamente le mascherine obbligatorie per i dipendenti e misurazione della temperatura ogni mattina anche perché la responsabilità è la nostra. Io la trovo un po’ assurda come cosa poiché un mio dipendente potrebbe anche “ammalarsi” andando a fare la spesa, andando in farmacia, uscendo o semplicemente al di fuori del contesto lavorativo” racconta Giovanni. “Attualmente stiamo lavorando anche con il personale ridotto perché il lavoro è comunque calato rispetto all’estate scorsa e di conseguenza siamo stati costretti a limare lì dove potevamo farlo. Speriamo che si sblocchi la possibilità di poter usufruire anche dei tavolini fuori perché per il nostro bar, la servita ai tavoli, è davvero fondamentale” affermano.

Anche mangiare un panino, bere una buona birra o bere un calice di vino servito accanto ad una tagliata di carne ha ormai un gusto diverso. Daniele Spisso di Boccalice – Beer and Wine Bistrot ci racconta della sua apertura “a metà” e del rapporto con il delivery. “Il mio locale è diventato un punto di ritrovo dove condividere dei piacevoli momenti in compagnia. È un locale che va vissuto! Non nasce come delivery ma la fortuna ha voluto che prima dell’emergenza avevamo da poco introdotto questo nuovo servizio” racconta Daniele. Rimettersi in gioco dopo una pandemia mondiale è difficile infatti, “i dubbi sull’avvio del servizio c’erano, ma sono stati subito spazzati via dalle chiamate dei nostri clienti che ci hanno dato un caloroso bentornato, con sorrisi gentili che si potevano scorgere dietro le loro mascherine“. L’idea della totale apertura accarezza la mente di tutti i titolari, anche Daniele ci conferma a riguardo che “sarà complessa perché le attività di ristorazione hanno subito un duro colpo, soprattutto economico. Noi intanto ci stiamo attrezzando dei giusti mezzi per poter accogliere di nuovo i nostri clienti con la massima sicurezza, affinché possano godere con tranquillità dei nostri panini, baguette e piatti, sorseggiando birra e calici di vino e facendo una chiacchierata con noi, anche se a qualche metro di distanza!”.

Non dimentichiamoci però della nostra amata pizza. Il piatto che più di tutti, ha da sempre creato veri e propri “assembramenti” intorno al suo diametro; simbolo tradizionale del sabato sera e delle serate passate tra amici o in famiglia. La pizza è sicuramente una delle pietanze che più ci è mancata in questo periodo di lockdown, ma una cosa è certa: anche alla pizza sono mancati i suoi “divoratori”. Anche le pizzerie attualmente godono di un’apertura parziale e Vincenzo Granata della pizzeria Diretto 2.0 di Pontecagnano Faiano, ci racconta infatti di quanto “è stato bello, dopo quasi due mesi, iniziare a vivere di nuovo del nostro lavoro-passione, ma allo stesso tempo anche molto complesso sapendo benissimo di lavorare al 10-20% delle potenzialità“.

Per noi non è stato complicato attenerci a tutte le norme indicate, soprattutto perché noi abbiamo sempre effettuato la sanificazione del locale poiché ho una vera e propria fobia e perciò sono sempre stato molto puntuale in questo” racconta Vincenzo. “Per quanto riguarda la riapertura totale non c’è chiarezza, ad oggi non si sa se è obbligatoria solo la distanza o mettere dei separé tra un tavolo ed un altro. Posso dire solo che qualsiasi siano le indicazioni le rispetterò, spero solo non abbiano costi eccessivi anche perché in questo momento c’è una forte tendenza a lucrare su queste cose“. Il servizio di consegna a domicilio non è certo una novità ma esercitato in questo frangente ha le sue diversità; “io mi sono attenuto a tutte le norme aggiungendo la tuta usa e getta per il portantino e chiedo la cortesia al cliente di scendere giù a ritirare le pizze per una maggiore sicurezza. L’asporto lo abbiamo iniziato lunedì, le persone per via telefonica prenotano e il ritiro avviene senza entrare all’interno del locale” dice Vincenzo.

L’euforia iniziale, da parte del consumatore si è manifestata subito ma, “secondo me la ripartenza sarà sulla falsa riga della prima. La prima settimana si è lavorato molto, perché le persone avevano una forte voglia di pizza, poi il lavoro e rallentato, anche dovuto al fatto che tante persone ormai sono rimaste senza soldi, la cassa integrazione tarda ad arrivare e la maggior parte sono fermi a livello lavorativo” conclude Vincenzo.