Alla scoperta dell’arte con Ross Carpentieri

L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica”.


Questa è solo una delle tante definizioni attribuite al concetto di arte. Una definizione che si concentra prettamente sull’aspetto estetico, sul risultato finale e – raramente – sull’origine di questa espressione.
Per molto tempo l’arte è stata associata al concetto di bellezza. Oggettivamente è tale l’opera compiuta. Ma da dove nasce l’esigenza di fare arte? Qual è l’intento reale dell’artista?

Per cercare risposte ai nostri due quesiti ci siamo rivolti a Ross Carpentieri, artista del territorio salernitano.
Ross Carpentieri nasce ad Aiello di Baronissi, a Salerno, il 5 ottobre del 1953.
Fin da bambino coltiva due grandi passioni: la musica e la pittura. “Ho iniziato a suonare la chitarra in prima media quando avevo solo undici anni – racconta il maestro Carpentieri –La passione per il disegno e la pittura è iniziata molto prima, già dalle elementari. Ricordo, infatti, che aspettavo con ansia le lezioni scolastiche di disegno. Probabilmente questa mia passione è stata influenzata anche da mio fratello Michele carpentieri, artista e ceramista”.

Da adolescente frequenta l’Istituto d’Arte di Salerno, dove resterà solo un anno, prima di prendere coscienza che quella tipologia di percorso scolastico non è il linea con le sue aspettative. Cambia percorso di studi e, dopo il diploma, si laurea in Sociologia presso l’Università degli Studi di Salerno.

Da sempre appassionato di psicologia umanistica, movimento di persone, studiosi e ricercatori che attingono da campi non necessariamente psicologici, ma anche pedagogici, filosofici e religiosi. Tale movimento è stato fortemente influenzato dalla religione buddhista e dalla filosofia orientale ed ha come finalità quella di affermare l’idea che nell’animo umano vi sia una tendenza allo sviluppo e alla crescita ma che vicissitudini e circostanze umane, soprattutto in relazione alla propria infanzia, ma non solo, possano limitare l’espressione del proprio potenziale. Proprio attraverso tecniche ed esperienze, tali limitazioni possono essere superate e permettere di riprendere un viaggio personale verso la realizzazione.
Tale passione lo porta a frequentare  l’Istituto di Psico-Animazione di Roma sotto la guida della dottoressa psicoterapeuta Maria Rita Parsi, dove verrà a conoscenza che, attraverso il binomio espressione artistica e tecniche psicoterapeutiche, si può accedere a livelli più profondi della conoscenza del Sé.

Dopo il diploma ha diverse esperienze come psico-animatore in tutta Italia, fino a quando non apre un centro tutto suo dove conduce gruppi di meditazione orientale e auto-conoscenza attraverso la pittura, la poesia, la fiabazione e la musica.
“L’espressione artistica – spiega Ross Carpentieri- permette di tirar fuori la propria interiorità. Sappiamo che in psicologia anche una frase detta ad un bambino può diventare un ostacolo in età adulta, pertanto attraverso l’arte avviene un’elaborazione che permette anche di scavare all’interno della propria famiglia e della propria infanzia.”

Tramite questa prima analisi siamo in grado di rispondere al primo dei nostri due quesiti iniziali. L’esigenza di fare arte nasce da una necessità di esteriorizzare l’interiorità. La bellezza che generalmente viene associata all’arte è solo nella sua forma estetica, nell’opera compiuta, appunto, ma durante il processo creativo l’arte ha la capacità di sciogliere nodi, concretizzare il dolore, indagare su vicende poco felici che sentono il bisogno di essere liberate, elaborate o quanto meno accettate.

“L’ispirazione generalmente arriva da situazioni non allegre – continua Ross Carpentieri – ciò che ispira l’arte è un turbinio di emozioni interiori. Creare è un modo per tirar fuori il dolore, è un modo per elaborare”.

Adesso che finalmente il nostro quesito ha trovato una risposta possiamo concentrarci sulla figura dell’artista. Qual è il suo intento?
Come abbiamo detto, l’arte nasce da un’esigenza puramente personale, un incontro intimo tra l’uomo e il mezzo che permette di dar vita al processo artistico.

Ross Carpentieri nella sua ricerca artistica ed espressiva è riuscito a coniugare il realismo e il surrealismo, ispirato da due grandi maestri quali Caravaggio e Dalì.
Proponendo nei suoi dipinti un’immagine pittorica che, con stile realista, si lega a temi tendenzialmente surrealisti.

“L’idea di un dipinto arriva in quanto figura centrale – racconta ancora – fisso quell’immagine e solo in seguito arrivano gli altri elementi. Quando ho terminato un’opera pongo sul cavalletto una tela bianca, mentre svolgo le mie mansioni quotidiane, sto al computer, suono la chitarra e di tanto in tanto guardo quella tela bianca, aspettando l’ispirazione che prima o poi arriverà. Alle volte velocemente, altre volte meno”.

Ma se tutto ciò nasce da una necessità soggettiva in che modo può giovare la condivisione dell’opera?

Molto spesso nell’immaginario collettivo si considera artista solo colui che espone una propria opera, di qualsiasi tipo. Come se l’approvazione del pubblico potesse confermare o meno lo spessore artistico. E chi non lo fa, quindi,non è degno di essere chiamato artista?

“Attraverso la condivisione delle opere si ha un ulteriore ritorno – Carpentieri continua – il feedback che si riceve dalle persone può essere certamente gratificante ma sicuramente non qualificante. Questo perché con l’esposizione dell’arte si trasmettono delle emozioni, si stimolano delle sensazioni. La condivisione delle opere è un modo per entrare in empatia con le persone.”

È forse questa la risposta alla nostra domanda. L’intento dell’artista è quello di stimolare sensazioni. Per quanto ogni singolo individuo si differenzia dall’altro, le nostre sensazioni vagamente si somigliano un po’. L’artista è solo colui che ci permette di guardarci dentro, di conoscerci meglio e probabilmente in una visione leggermente utopistica, colui che rende possibile la connessione delle anime.

“Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.” (George Bernard Shaw)