Salernitana-Catanzaro: L’ANALISI DEL MATCH

Dopo un precampionato povero di acuti significativi e foriero di qualche preoccupazione di troppo, la Salernitana offre una prestazione convincente contro l’ostico Catanzaro a cui rifila tre gol (3-1) e si propone di recitare il ruolo di outsider in vista dell’imminente inizio del torneo cadetto. La squadra ha palesato importanti segnali di miglioramento, dimostrando di seguire con grande applicazione i dettami tattici impartiti dall’esigente mister Ventura. A convincere è la ricerca delle diverse soluzioni offensive tese a creare costanti grattacapi alle fasi difensive rivali. I calciatori, infatti, si assumono spesso la responsabilità della giocata individuale, ma non abbandonano mai il copione interessato ad esaltare il gioco collettivo. Ovviamente, molti sono gli aspetti tecnico-tattici che ancora necessitano di scrupolose revisioni, ma la strada sembra essere quella giusta, così come interessanti appaiono gli sviluppi di alcune potenzialità, sia individuali che di gruppo. Gli attaccanti, Jallow e Giannetti, cominciano a concretizzare sul terreno di gioco i desiderata di Ventura, sviluppando, seppur a tratti, le trame tanto care all’ex ct della Nazionale. Innanzitutto, a turno escono dai blocchi difensivi per dettare il passaggio ed aiutare la squadra a distendersi in avanti con più uomini. Poi, non disdegnano la verticalizzazione per vie esterne che costringe la retroguardia calabrese ad aprirsi e a perdere compattezza. Il secondo gol realizzato da Giannetti, infatti, fa registrare il tempismo di Jallow nell’attaccare lo spazio sulla corsia di destra, prima di servire un ottimo assist all’ex livornese che si coordina perfettamente in area di rigore e in semirovesciata non lascia scampo ad Adamonis. Il movimento delle punte è fondamentale nel calcio di Ventura, perché dalle loro intuizioni, dalla loro capacità di muoversi sinergicamente ed eludere il pressing dipende la possibilità di attaccare frontalmente le difese. Quando il gioco riesce, la Salernitana ha tante soluzioni di passaggio: la verticalizzazione della punta, l’inserimento per vie centrali della mezzala e le fasce occupate dagli esterni intermedi che accompagnano l’azione. Diverse le opportunità scaturite da questa trama offensiva che comincia ad essere ben oliata, non tutte però accompagnate dalla precisione nella rifinitura e dal cinismo finalizzativo. Alle giocate nitide di Giannetti che liberano Jallow nell’azione da cui nasce il rigore del vantaggio e in quella che vede il gambiano colpire il palo nella ripresa, seguite dall’ottimo movimento della punta africana che spiana un’autostrada sul versante mancino a Kiyine il cui tiro termina alto, fa da contraltare l’assenza di precisione delle due punte nel servire efficacemente gli ottimi inserimenti operati da Firenze e Maistro nella parte iniziale del match. A destare una grande impressione è il lavoro svolto dalle mezzali, sempre pronte a recitare da attaccanti aggiunti ed a sacrificarsi, seppur con qualche sbavatura da correggere, anche in fase passiva. Positive le prestazioni di Maistro e Firenze, così come vivida è stata la prova di Akpo nello spezzone di gara in cui è stato impiegato. Finalmente, a differenza delle stagioni precedenti, gli interni non si limitano a svolgere il compitino, a conservare timorosamente la posizione e a produrre passaggi scontati. Essi, infatti, si fiondano negli spazi, con e senza palla al piede, costringendo le difese rivali a subire una densità offensiva che disorienta. Quando Maistro parte palla al piede, Firenze, approfittando del movimento delle due punte, riesce sempre a smarcarsi e a dettare il passaggio sul fronte opposto. Movimenti e percussioni che hanno nobilitato anche il secondo tempo del positivo Akpo, sempre rabbioso e tempista nell’aggredire lo spazio sulla corsia di destra liberato dalla giocata immediata dell’esterno intermedio. Come in occasione dell’assist pregevole che ha permesso a Giannetti di realizzare la sua prima doppietta in maglia granata. Da rivedere, invece, la fase difensiva. Nonostante la disciplinata ricerca di ordine tattico esibita dai dieci calciatori di movimento, compresi i due attaccanti che spesso giocano dietro la linea della palla ed a turno fanno densità con i tre centrocampisti. Discreta la capacità di tenere la linea alta quando il lavoro difensivo viene svolto a palla coperta. Quando le mezzali e gli attaccanti esercitano un pressing coordinato sui facitori di gioco avversari, i tre centrali sono abili ad accorciare e a togliere agibilità agli attaccanti che gravitano nelle loro rispettive zone. Però la squadra non sempre è reattiva in fase di pressing, perché alcune volte si difende con un 5-3-2 scolastico che lascia qualche varco tra le linee in cui gli avversari si inseriscono e creano i presupposti per verticalizzare e sorprendere l’assetto difensivo alle spalle (tre volte Kanoute ha creato evidenti disagi). Da migliorare anche l’attenzione nelle fasi di pieno controllo del match (lezioso il disimpegno della coppia Jaroszynski-Karo che ha regalato una punizione insidiosa ai calabresi), così come è parsa imperdonabile la distrazione sul gol del Catanzaro, con il polacco che si lascia sorprendere sulla rimessa laterale e la successiva e pessima difesa dei sedici metri da parte di Karo, che non scala a coprire Billong, a sua volta fuori posizione per rimediare all’errore dell’ex clivense; per Mengni è un gioco da ragazzi svettare indisturbato e battere Micai. Buone indicazioni ha fornito la fisicità dei tre interpreti centrali, così come apprezzabile è stato l’impegno di Lombardi e Kiyine a garantire la doppia fase. Però la sensazione è che si debba ancora innestare qualcosa sul piano della rapidità e della velocità, sia di gambe che di pensiero. Non è passata inosservata qualche difficoltà di troppo nelle chiusure laterali dei due centrali defilati, apparsi un po’ compassati e non sempre lesti nella corretta interpretazione del potenziale pericolo. Insomma più luci che ombre, ma la Salernitana di Ventura comincia a prendere forma. Se la squadra venisse completata in fretta con alcuni necessari innesti, gli scenari futuri sarebbero ancora più stimolanti. Alla società spetta il duplice compito di rasserenare Ventura e favorire l’incremento dell’incipiente ottimismo della torcida granata.