Pawel Jaroszynski: profilo tecnico e tattico del nuovo arrivato in casa granata

Reduce da una trentina di partite nella serie A italiana con la maglia del Chievo Verona, Pawel Jaroszynski, venticinquenne (li compirà ad ottobre) jolly polivalente sulla corsia di sinistra, sarà impegnato a trovare a Salerno una continuità di rendimento che nel massimo campionato italiano non è ancora riuscito a trovare.

In precedenza, il neo cursore granata aveva raccolto circa sessanta presenze nella massima serie del suo paese d’origine, condite da una marcatura. Oltre ad aver collezionato una decina di apparizioni nelle Nazionali giovanili.

Nelle due ultime stagioni in terra veneta, il ragazzo è stato diretto da Maran, D’Anna, Ventura e Di Carlo. Pertanto, l’ex ct della Nazionale ne conosce benissimo le caratteristiche tecniche e tattiche, ma anche le doti atletiche, temperamentali e mentali.

Dotato di fisico solido e discretamente imponente, Jaroszynski ruba l’occhio con la dirompenza delle sue sgroppate lungo la corsia mancina. Se la squadra costruisce gioco, lui è sempre abile a dettare il passaggio ed a spingere con continuità. La qualità dei suoi suggerimenti è, però, ancora incostante, con traversoni precisi che si alternano a giocate fuori misura. Non sempre è irreprensibile in fase difensiva, soprattutto se il suo dirimpettaio è dotato di velocità, rapidità e tecnica. Sofferenza nell’uno contro che ha spesso suggerito agli allenatori di impiegarlo più da esterno intermedio in un assetto con tre difensori centrali, che non da laterale basso in una difesa a quattro.Doti di spinta che, all’occorrenza, lo renderebbero utile anche come laterale di una mediana a quattro. L’ex clivense andrebbe invece incontro a qualche difficoltà se venisse schierato come esterno alto in un 4-3-3, dove costituirebbe soprattutto un’opzione difensivaconsiderato che l’esplosività dei suoi muscoli non è accompagnata da creatività nell’uno contro uno.

Infine, il calciatore polacco è stato anche utilizzato, seppur di rado, come centrale di sinistra in una retroguardia a tre. La scarsa continuità dell’esperimento lascia intuire che si debba ancora lavorare molto, soprattutto sul piano dell’attenzione e della lettura tattica, prima di provare ad impiegarlo in pianta stabile come dioscuro della linea difensiva.