Lotito, la società e il dovere di cambiare

La serenità regalata dalla scampata retrocessione ed il recente entusiasmo popolare scaturito dalle celebrazioni del primo secolo di vita dell’ippocampo non hanno aiutato il presidente Lotito ad incamminarsi sulla strada di una nuova e finalmente costruttiva era gestionale. Nell’arco di appena due settimane, infatti, l’imprenditore capitolino, restando ancorato alla sua consolidata dialettica aggressiva, ha trovato il modo per eludere l’esercizio di autocritica promesso mesi addietro alla delegazione di tifosi accolta nella sua residenza laziale di San Sebastiano, di scaricare sui propri collaboratori la responsabilità del quarto fallimento calcistico in altrettanti campionati cadetti, di bacchettare la tifoseria, rea di aver scelto di disertare lo stadio in segno di protesta e, dulcis in fundo, approfittando della vis polemica di Vincenzo De Luca, presidente della regione Campania, di ricordare il rispetto dei ruoli a cui sono chiamati gli amministratori della cosa pubblica. Insomma, la riproposizione di un karma negativo che, incurante degli errori passati, rischia di gettare le basi per una nuova stagione calcistica inevitabilmente sofferta.

La tifoseria granata, pur essendo ormai avvezza agli stucchevoli e patriarcali monologhi lotitiani, ricomincia a manifestare preoccupanti e mai accantonati segnali di stanchezza. Resi ancora più evidenti dalle pachidermiche manovre progettuali che dovranno traghettare la Salernitana nel suo quinto cimento cadetto. Pianificazioni e strategie che stentano a farsi strada tra gli innumerevoli interessi del patron capitolino, costretto a concedersi appena tre ore di riposo notturno pur di spaziare volitivamente tra politica, Lazio, che resta la sua creatura calcistica prediletta, e ambiziose mire imprenditoriali (Alitalia). Pertanto, a meno di un mese dall’inizio del romitaggio estivo, non sono state ancora scelte le strutture che dovranno ospitare il lavoro atletico e tattico della squadra che verrà. Inoltre, nonostante risulti blindata da un’ufficiosità diffusa, qualche dubbio sulla futura sinergia tecnica Fabiani-Menichini ancora tarda a dissolversi. Voci, illazioni, sensazioni che gli stessi protagonisti alimentano con il loro ostentato procedere a luci rigorosamente basse.

Infine, tutt’altro che agevole si presenta il compito di costruire un organico che sia finalmente in grado di incontrare le aspettative di una tifoseria desiderosa di spazzare via gli sgradevoli spettacoli calcistici dell’ultimo quadriennio. Lavoro meticoloso e certosino, che necessita di competenza, investimenti importanti e di una programmazione supportata da tempestività e lungimiranza. L’organico che ha strappato in extremis il pass per il prossimo torneo di B deve essere rivoltato come un calzino. Diversi calciatori, pur essendo tutelati da contratti importanti, dovranno cercare altrove il rendimento positivo espresso solo sporadicamente a Salerno. Altri, che hanno fornito un contributo modesto alla causa, sia in termini calcistici che di presenza mentale, sono già stati dimenticati da una piazza che ha mal tollerato i frequenti picchi della loro demotivata indolenza. Compiuto questo necessario disboscamento, dovranno essere effettuati innesti di spessore nell’orticello calcistico affidato alle cure di Leonardo Menichini. Elementi dotati di vitalità atletica ed agonistica, carismatici e, soprattutto, capaci di esprimere costanza di rendimento ed un elevato tasso tecnico.

Nonostante i diversi attestati di sfiducia rilasciati da Lotito (dure critiche espresse al termine di due sessioni invernali di calciomercato e in occasione del recente post partita di Venezia), il gravoso compito di costruire una squadra competitiva sarà affidato ancora una volta al direttore sportivo Fabiani. Riuscirà l’operatore di mercato laziale a cancellare i pessimi risultati conseguiti nelle ultime quattro stagioni? Dovrà farlo, perché la piazza salernitana difficilmente gli concederà più di una striminzita fiducia a tempo.