Il governo ottiene la fiducia al Senato. Conte a Salvini: “Arrogante è chi chiede pieni poteri”

Con 169 si, 133 no e 5 gli astenuti, il Senato della Repubblica ha concesso il via libera al nuovo esecutivo dopo un dibattito durato l’intero pomeriggio, conclusosi con la la replica finale del presidente del Consiglio. Alla prova dei numeri, la nuova maggioranza ha mostrato solidità, seppur incassando il sostegno dei senatori a vita: Monti, Cattaneo e Segre. La fronda grillina anti accordo non ha destato preoccupazioni, da lì provengono almeno quattro dei cinque astenuti. Mentre Emma Bonino ha votato no, unico caso all’interno di un centrosinistra compatto. Esprime soddisfazione il segretario del Pd Nicola Zingaretti che twitta: “Ora inizia la grande sfida: cambiamo insieme l’Italia”.

Durante il dibattito parlamentare, dai banchi della lega si sono levati cori e slogan che hanno alzato i toni dello scontro in aula. La senatrice leghista Borgonzoni ha mostrato una maglietta che faceva riferimento a Bibbiano. “Elezioni, elezioni” e “Bibbiano, Bibbiano” hanno accompagnato gli interventi degli esponenti di M5s-Pd e LeU. La presidente Elisabetta Casellati è stata costretta a sospendere la seduta, ripresa poco dopo. Il premier Conte è stato accolto in aula dal coro “traditore, traditore”.

Giuseppe Conte, che nel suo primo intervento si era soffermato sugli obiettivi del governo e sui punti programmatici, in risposta alle accuse di Matteo Salvini ha dovuto imperterrito ricordare al leader della Lega il motivo che ha provocato il ribaltone: “Molte dichiarazioni sono rimaste ferme all’8 agosto. Con una certa arroganza qualcuno unilateralmente ha deciso di portare l’Italia alle elezioni da ministro dell’Interno e sempre unilateralmente e arbitrariamente di concentrare definitivamente nelle proprie mani tutti i poteri: pieni poteri. Se questo era lo schema, l’obiettivo e il progetto è comprensibile che tutti coloro che lo hanno ostacolato per senso di responsabilità e nel rispetto della costituzione siano diventati nemici. Assegnare ad altri le proprie colpe non è da leader”.

Matteo Salvini, rivolgendosi al premier, si era reso protagonista di un attacco personale: “Non la invidio, presidente Conte-Monti, così come tanti colleghi che ho sentito. Ormai si capisce quando uno ha un discorso che viene da dentro e quando deve leggere un compitino scritto a casa. Siete passati dalla rivoluzione al voto di Casini, Monti e Renzi. Noi siamo in Europa, i miei figli cresceranno in Europa, ma la vogliamo diversa. E vogliamo un’Italia a testa alta: l’immagine dell’uomo che sussurrava alla Merkel non fa bene al Paese. A proposito di  stile…alla faccia. Lo stile è sostanza, non apparenza, non dipende solo dalla cravatta, dalla pochette e dal capello ben pettinato”. “Abituatevi a tante piazze come quelle di ieri”, ha chiosato Salvini. Il governo, se è per questo, può dormire sonni tranquilli.