Green New Deal e salario minimo europeo, le proposte de ‘La Sinistra’. “L’Europa dell’austerity ha fallito”

Cinque anni fa, all’apice del fulgore del fenomeno Tsipras, dopo un lungo spoglio l’alba decretò il definitivo superamento della soglia necessaria. ‘L’altra Europa con Tsipras’, eleggeva anche in Italia i suoi rappresentanti nel gruppo della Sinistra Europea GUE/NGL. Non un’elezione ma un’era politica fa, si direbbe, essendo completamente mutato il quadro in ambito nazionale e continentale. Oggi, più o meno lo stesso raggruppamento composto da Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista e, per l’appunto, L’altra Europa con Tsipras, tenta il bis, ponendosi l’obiettivo di portare in Europa le ragioni del lavoro, dei diritti sociali, delle donne e della difesa dell’ambiente. Una lista che, per quanto concerne il collegio Italia meridionale, spazia dalla capolista Eleonora Forenza, europarlamentare uscente, a Sandro Fucito, presidente del Consiglio comunale di Napoli, dalla giornalista e scrittrice Paola Natalicchio al salernitano Fortunato Cacciatore, professore associato di Storia della filosofia all’università della Calabria. A margine della conferenza che ha inaugurato l’ultima decisiva settimana di campagna elettorale, proprio Cacciatore s’infervora quando a catalizzare l’attenzione è il tema del voto utile, un punto che ricorre a sinistra, con straordinaria puntualità, a ridosso del voto: “Lo spettro del voto utile dimostra sempre un certo disprezzo per la democrazia parlamentare perché rischia di alterare un meccanismo fondato sulla rappresentanza. Il voto utile è chiesto da coloro che non hanno altri argomenti per attrarre le persone e tentano di pescare negli altri schieramenti. Come potrebbe il Pd fare una campagna per un’Europa diversa se in questi anni con le sue riforme ha smantellato lo stato sociale, precarizzato il lavoro, partecipato a un’opera di sottofinanziamento dell’istruzione e della ricerca?” E in merito all’altro spettro, quello della destra sovranista, pronta a fare il carico di voti anche al sud, il candidato salernitano non esterna certo il suo stupore, “ che Salvini sia a caccia di voti nell’Italia meridionale non stupisce, è conseguenza ed effetto di scelte politiche ben precise, come quella del partito socialista europeo di partecipare alle coalizioni dell’austerity. Ha causato ulteriore impoverimento nelle aree già in difficoltà come il mezzogiorno”. La questione meridionale torna prepotentemente nel dibattito politico. Addirittura uno degli undici punti del programma de La Sinistra invoca nuovi modelli per lo sviluppo del Meridione e delle aree interne abbandonate. Simpatizzanti e vecchi militanti si radunano attorno a un banchetto elettorale allestito ai margini della piazza di Pastena, una rarità in una campagna elettorale che ha snobbato le persone in carne e ossa, disputata sui media o nel fragore di comizi-eventi a colpi di selfie e propaganda. Dopo un momento di solidarietà nei confronti della professoressa di Palermo sospesa dal suo incarico, si rivangano le esperienze del passato, si tracciano le differenze con la situazione attuale del M5S. “Siamo rimasti di lotta anche quando eravamo al governo mentre i cinque stelle hanno completamente abdicato ai propri principi pur di stare dove stanno. E con la Lega, poi”. Prevale, come raramente accaduto in passato, un esame di realtà. La narrazione delle destre ha sfondato nel paese e “per ricostruire una sinistra forte e un’opposizione sociale, serviranno degli anni. Ma noi abbiamo già imboccato la strada”. Lo testimonia il programma: salvaguardia dei diritti sociali, civili e dei migranti, un Green New Deal per la natura, stop all’austerità e politiche economiche espansive che fermino l’impoverimento dei paesi più deboli. E poi l’approvazione della cittadinanza europea, un salario minimo europeo, una battaglia transnazionale, sindacale e politica per un fisco progressivo. “Siamo l’unica lista di sinistra,” rivendicano alcuni. Allo sbarramento non si accenna nemmeno. Per la lista superare la soglia sarà difficile ma non impossibile, come documentano gli ultimi sondaggi pubblicati prima dello stop (una media che supera di poco il 3%, pochi decimali dal traguardo). E mentre si susseguono gli appelli, l’ultimo pubblicato sulle pagine del Manifesto e firmato da intellettuali ed esponenti di spicco della società civile, la sinistra italiana, nel suo periodo di più grande sofferenza, si appresta ad affrontare una nuova lunga notte. Cercando di capire se, in fondo allo spoglio, l’alba regalerà il primo sole della rinascita.