Bombe d’acqua, la costa salernitana tra le più esposte

La bomba d’acqua. Lo scroscio improvviso e violento capace di paralizzare i centri urbani e, talvolta, di produrre devastazione. Incamerata dal gergo comune da qualche anno, l’evento atmosferico, tra i più difficili da precedere, è uno dei principali casi di mortalità in Italia. Le piogge torrenziali di breve durata, tipicamente di qualche ora, mettono a dura prova i sistemi di drenaggio delle città e sono sempre più spesso causa di vittime, determinate dalla mancanza di preavviso, di conoscenze e di prudenza, soprattutto alla guida. Lo testimoniano le cronache di questi giorni e l’allerta diramata con una certa costanza dai dipartimenti regionali della protezione civile. La fase d’emergenza, di cui siamo maestri indiscussi, mal compensa i ritardi accumulati nel predisporre piani di adattamento ai cambiamenti climatici e la mancanza di ristrutturazione del nostro patrimonio infrastrutturale. Oltre alla scarsa manutenzione urbana. Nonostante le applicazioni sul cellulare, molte delle quali in grado di captare dal meteo-radar i movimenti dei temporali, è ancora complicato stabilire con precisione dove può abbattersi un violento nubifragio, poiché si tratta di un passaggio di nubi molto concentrate e occorrerebbero strumenti di rilevazione nei punti dove le intensità sono massime. Quindi, teoricamente, un po’ ovunque. Rispetto alle piogge delle grandi alluvioni, maggiori e più estese, le bombe d’acqua sfuggono al controllo dei metereologi e dei loro strumenti. Il Politecnico di Torino ha appena pubblicato uno studio su Geophisical Research Letters che mostra, attraverso 1346 stazioni meteo, le zone d’Italia in cui dal 1930 a oggi le bombe d’acqua sono in crescita e quelle in cui sono in calo. Tra le zone della mappa colorate di arancione, le località cioè dove la frequenza dei nubifragi è sensibilmente aumentata, figura la Campania e l’intera sua costa, dal Garigliano al Cilento. Una colorazione che si accentua nella zona della Costiera Amalfitana e della Piana del Sele. La posizione e la conformazione del territorio, in questo caso, favorirebbero fenomeni violenti: un’area circondata dal mare, che genera masse di vapore acqueo, e a ridosso di rilievi montuosi, che accentuano il loro sollevamento. Elementi che il dipartimento regionale della Protezione Civile e le autorità competenti, dovranno tenere in grande considerazione.