TRAPANI-SALERNITANA: L’ANALISI DEL MATCH

Una Salernitana timorosa, per lunghi tratti abulica e priva di personalità, intenta semplicemente a svolgere il compitino, ringrazia la serata positiva di un reattivo ed attento Micai, tira un sospiro di sollievo sulle decisioni arbitrali che hanno lasciato qualche dubbio (due potenziali penalty non fischiati al Trapani e fondato rischio espulsione per Di Tacchio), sfrutta l’ingenuità di Scognamillo ed ottiene, su rigore, tre punti troppo generosi rispetto allo sviluppo complessivo del match. Vittoria immeritata ma di fondamentale importanza, perché restituisce entusiasmo e fiducia all’intero universo granata, uscito ridimensionato e mortificato dalla lezione di calcio impartita dal Benevento sette giorni fa. Carburante necessario per preparare al meglio l’imminente partita interna contro il Chievo. Ma anche un’oggettività di giudizio da salvaguardare e che non può evitare di sottolineare l’evidente involuzione, di gioco ed atteggiamento, palesata dalla squadra. Una metamorfosi negativa sulla quale Ventura dovrà effettuare, coinvolgendo i calciatori alla ripresa degli allenamenti, le necessarie analisi.

I granata entrano immediatamente in difficoltà nel cercare di eludere il 4-3-3 aggressivo del Trapani. Gli uomini di Baldini, infatti, con il tridente offensivo impediscono ai tre difensori centrali di Ventura di impostare liberamente il gioco dalle retrovie.  Inoltre gli interni trapanesi vanno immediatamente in pressing sugli esterni intermedi granata, bloccando allo stesso tempo anche lo scarico del pallone sul centromediano Di Tacchio, il quale viene preso sistematicamente in consegna da Colpani. Per eludere questa ragnatela, inizialmente ci si affida alla palla lunga per gli attaccanti, i quali hanno il compito di governare il pallone e permettere alla squadra di distendersi in avanti. Da questa soluzione scaturisce l’incursione a destra di Cicerelli e Maistro, ma quest’ultimo, dopo essersi incuneato nell’area trapanese, fallisce la rifinitura per i compagni. Pochi minuti più tardi, è ancora la palla lunga calciata in avanti dai difensori granata a mettere in difficoltà la retroguardia di casa, ma Giannetti non riesce a sfondare dopo aver controllato il pallone. Per eludere il pressing esercitato dal Trapani bisognerebbe osare anche nella ricerca di coraggioqualità e velocità di palleggio, perché i siciliani fanno funzionare bene anche l’interscambio di posizioni tra terzino e mezzala. Infatti, quando ad intralciare gli esterni intermedi campani sono gli esterni bassi siciliani, le mezzali di Baldini sono abili a coprire la fetta di campo lasciata incustodita dai terzini e ad annullare la ricerca dello spazio operata da Firenze e Maistro. Copione difensivo dei rivali ben studiato, ed allora toccherebbe agli attaccanti Djuric e Giannetti uscire dai blocchi e offrire una soluzione alla manovra, ma i due faticano a dettare il passaggio ai compagni. Così come dovrebbero mostrare maggiore personalità e coraggio gli uomini più tecnici ed estrosi dell’organico di Giampiero Ventura. Quando Kiyine sterza al centro, infatti, costringe i centrocampisti del Trapani a scalare ed a lasciare scoperto il fronte opposto, dove si fionda ottimamente Cicerelli il cui cross viene incredibilmente sciupato dall’assenza di determinazione e tempismo di Djuric e Giannetti. Qualità e coraggio che caratterizzano anche l’incursione per via centrale di Cicerelli che, memore dell’iniziativa vincente di Cosenza, attira gli avversari prima di servire nel corridoio sguarnito Firenze, il quale però non è lucido e fluido nella giocata come lo era stato due settimane prima a Cosenza.

La Salernitana, nel primo tempo, ha palesato qualche disattenzione di troppo anche in fase difensiva, sia nella gestione del palleggio, sia nella lettura tempestiva delle diverse situazioni di gioco. Troppi gli errori individuali che hanno innescato le ripartenze dei giocatori di casa, con Jaroszinski, Maistro e Micai superficiali nel governare la sfera. Fortunatamente, gli avversari (Nzola, Tulli e Pettinari) non sono riusciti ad approfittarne. Errore imperdonabile anche quello di Giannetti, che sugli sviluppi di un’azione da palla inattiva, saltando fuori tempo, ha offerto a Moscati la possibilità di punire Micai con un colpo di testa da posizione ravvicinata; ancora una volta benevola la dea bendata, con l’ex perugino che ha spedito il pallone sull’esterno della rete.

Anche il 5-3-2, in fase difensiva, ha generato più di una perplessità. Troppo basso, compassato e scarsamente aggressivo per impedire la circolazione di palla ed i cambi di gioco del Trapani. Così come non ha convinto la difficoltà ad uscire tempestivamente dalla linea difensiva per contrastare la possibilità di tiro guadagnata dal giropalla di Taugourdeau e compagni (sul tiro di Colpani è provvidenziale la faccia dell’immolato Karo).

Altro limite difensivo della squadra, di natura soprattutto concettuale considerato che le due catene laterali sono composte da quattro calciatori offensivi (Cicerelli e Maistro a destra, Kiyine e Firenze a sinistra), è rappresentato dalla difficoltà degli interpreti a scambiarsi le funzioni in alcune situazioni di gioco. In un’occasione, infatti, Cicerelli, stremato da un precedente tentativo di ripartenza, non ha trovato la necessaria copertura del distratto Maistro; a salvare i granata, come spesso accade, il provvidenziale tackle scivolato di Di Tacchio sul cross effettuato dal liberissimo Tulli fiondatosi sulla fascia sinistra.

Nella ripresa, la prestazione della Salernitana non è mutata granché, generando nuove apprensioni in fase difensiva e la sostanziale sterilità offensiva registrata nei primi quarantacinque minuti. Il gol è arrivato su rigore (glaciale Kiyine nella trasformazione), grazie ad un regalo graditissimo ed inatteso dell’ingenuo Scognamillo. Per il resto, poco altro da segnalare: l’assenza di cattiveria ed incisività dello spento Giannetti che non è riuscito a capitalizzare l’ottimo assist di Cicerelli, ed una bella giocata individuale di Kiyine, abile a smarcarsi nello spazio stretto e a concludere l’azione con un tiro deviato in corner dai difensori siciliani. Oltre alla scarsa incisività complessiva, non è piaciuta l’incapacità delle punte nella gestione delle seconde palle; limite che non ha consentito alla squadra di ripartire e che, soprattutto, ha costretto la retroguardia a governare affannosamente i numerosi tentativi offensivi del Trapani.

La fase difensiva è andata spesso in difficoltà, ripetendo gli stessi errori commessi nella prima frazione di gioco. Errori sotto forma di azzardati passaggi in fase di palleggio (suicida il retropassaggio di Jaroszinski, ma Micai è bravo a respingere il tiro di Nzola), ma anche legati ad un’applicazione troppo scolastica e remissiva del 5-3-2, il quale, privo di aggressività e tempismo nelle diagonali e nelle uscite, non è riuscito ad inibire sia il giropalla trapanese, sia i tiri dalla distanza degli avversari (provvidenziale Micai sulle staffilate di Moscati e Cauz).

Troppo passivi e poco energici i granata di Salerno, al punto da invogliare i padroni di casa ad attaccare con più uomini ed a farlo rischiando con continuità le giocate. Ad un certo punto erano ben sette i calciatori di Baldini intenti a materializzarsi negli ultimi venticinque metri campani. Le tre punte locali hanno iniziato a giocare più vicine ed a fraseggiare in velocità e verticalmente, con gli esterni difensivi che rappresentavano dei riferimenti costanti sulle corsie laterali, mentre una mezzala (Moscati) si allargava spesso e l’altra (Luperini) fungeva da vero e proprio trequartista. L’opposizione blanda del 5-3-2 accademico di Ventura, resa ancora più sofferente dall’incapacità delle punte di far respirare la retroguardia, ha consentito agli avversari di sfondare spesso centralmente (dubbio l’intervento di Kiyine sull’incursione di Tulli, clamoroso l’errore di Luperini a pochi passi da Micai) ma anche lateralmente, dove Moscati e Cauz e Nzola e Del Prete sono riusciti ad eludere in diverse occasioni la scarsa propensione difensiva delle due catene laterali granata. Difficoltà registrate anche dopo gli ingressi in campo di Lopez, Odjer e Cerci. Patemi eccessivi che saranno archiviati grazie alla positiva serata di Micai ed all’esasperata foga dei calciatori trapanesi, troppo bramosi di punti per conservare freddezza e cinismo nel momento in cui bisognava finalizzare la discreta mole di gioco prodotta.